I giorni della Liberazione

in Val di Pierle

4 luglio 1944

  

 PREMESSA

Ho letto con vivo interesse “LA PICCOLA PATRIA” cronache di guerra in territorio cortonese -Giugno-Luglio 1944 - raccolte da Pietro Pancrazi.

Bella la prefazione del nostro illustre scrittore e tale da invogliare subito alla lettura del prezioso volumetto.

Un elogio sincero va fatto ai cronisti ed ai parroci delle varie zone del cortonese che con impegno e delicatezza ci hanno tramandato, nitido, il ricordo dei terribili avvenimenti di quell’estate 1944, quando la guerra, risalendo passo a passo l’Italia, insanguinava e devastava anche le nostre belle contrade.

A distanza di oltre trent’anni, noi che ne fummo spettatori e protagonisti, riviviamo le “Cronache”, attraverso i nomi e i luoghi familiari, le immagini, le impressioni ed i sentimenti che ci turbinavano nell’animo in quei giorni tormentati.

Debbo tuttavia confessare che la cronaca (23 parole in tutto) della parrocchia di Mercatale mi ha sorpreso. Mi risulta, infatti, che il parroco, Don Silvio Pompei, aveva fornito notizie abbastanza dettagliate sugli avvenimenti accaduti a Mercatale. Non capisco perché oltre l’unica, frettolosa notizia della morte di Pietro Matracchi, siano stati omessi fatti importanti e sia stato negligentemente ignorato il gesto generoso che costò la vita ad Angiolo Giappichelli, mio fratello. Non è giusto calare il sipario del silenzio sugli avvenimenti che fanno ormai parte della storia della Valdipierle; invece è doveroso conservare il ricordo di quei fatti dolorosi, affinché le nuove generazioni sappiano che anche Mercatale faceva parte, in quest’estate di guerra, del Comune di Cortona.

Mi sia permesso, pertanto, di ricostruire per sommi capi la cronaca “ignorata” nella raccolta del Pancrazi, del piccolo centro della Valdipierle, affinché anche Mercatale possa trovare nella storia della “Piccola Patria” il posto che gli compete.

 Federico  Giappichelli.

 

 

Nei mesi precedenti il passaggio del fronte anche la Valdipierle fu percorsa da truppe tedesche che in un primo tempo si dimostrarono disciplinate e corrette nei rapporti con la popolazione. L’assembramento si fece più intenso verso i primi di giugno; fu in quei giorni che i soldati tedeschi attrezzarono, all’ombra dei tigli del mercato, un’officina da campo per la riparazione degli automezzi di transito ed allestirono una cucina sotto il capannone delle trebbiatrici della ditta Eredi Nardini.

Un nucleo di paracadutisti, reduci da Cassino, carico di bottino bellico, alloggiò contemporaneamente nei locali del Dopolavoro nella casa Falomi (all’atto della partenza questi paracadutisti si disfecero del bottino, lanciando dalle finestre del Dopolavoro oggetti più disparati su una piccola folla che in quel momento, dimenticate le ansie della guerra, si diede con accanito furore all’accaparramento di quelle povere cose fra le risa divertite dei militari germanici).

Sempre in quei giorni fu stabilito un ufficio di comando a “La Macchia” presso la villa Scarpaccini, un altro ufficio fu sistemato nei locali della villa Peretti in Mercatale ed un terzo al Palazzo in Comune di Lisciano Niccone.

Furono inoltre piazzate due batterie contraeree con due cannoncini: una in Mercatale presso la cabina della corrente elettrica, l’altra presso il podere Caprini in località “Le Vecchie”. Una batteria contraerea con sei mitragliatrici a quattro canne fu piazzata poco sopra le attuali vecchie case popolari, nel podere del signor Francesco Rossi.

Quando il fronte si stabilizzò verso Castiglione del Lago, la Valdipierle divenne una vera retrovia e fu in quei giorni che per la prima volta le batterie contraeree spararono al passaggio di aerei alleati, causando panico tra la popolazione.

Nella prima decade di giugno furono requisiti automezzi alle famiglie Mattei-Scarpaccini e Raniero Simonetti in San Donnino, al farmacista Dr. Medardo Franceschini e al Dr. Calzoni di Lisciano Niccone.

Vi furono naturalmente furti di animali da stalla e da cortile; fu requisita qualche motocicletta ed episodi di prepotenza si verificarono un po’ dovunque. I piovaschi insistenti di quei giorni rendevano maggiormente penosa vita della popolazione, disorientata dal precipitare degli eventi e preoccupata di nascondere le cose più care, sotterrandole nei campi, sotto la pioggia o murandole nei luoghi più impensati.

Grande conforto era, per tutti, in quelle sere di giugno ritrovarsi in chiesa alle Funzioni in onore del Sacro Cuore di Gesù ed invocare l’aiuto divino sugli eventi che, a breve scadenza, si annunciavano angosciosi.

Tra il 21 e il 22 giugno quattro giovani mercatalesi: Medio Micheli, Angiolino Tamburini, Pietro Panfili e Ferdinando Gennari si recano presso i monti di Portole per incontrarsi con i partigiani di Bruno Valli. Furono testimoni lassù dell’azione partigiana, nel corso della quale furono uccisi alcuni soldati tedeschi. Nel pomeriggio i quattro giovani si incamminarono attraverso i monti per far ritorno a Mercatale. Arrivati alla Fattoria di Ginezzo, due soldati tedeschi cercarono di fermarli. Il Micheli e il Tamburini si diedero alla fuga; gli altri due, il Panfili e il Gennari furono presi e portati nel locale della fattoria e insistentemente interrogati.

Riuscirono finalmente a convincere i due tedeschi che non erano partigiani e solo verso mezzanotte furono lasciati liberi e poterono raggiungere i due compagni che li aspettavano ansiosi nella casa di Domenico Boldrini, al Colle, sotto Ginezzo.

Evidentemente in relazione ai fatti di Portole, il 23 o il 24 comparvero minacciose in Valdipierle le S.S. e accerchiarono Mercatale con l’intenzione di fare rappresaglie. I soldati tedeschi che da qualche giorno erano stanziati in paese si dimostrarono, per la verità, in questa occasione generosi, invitando tempestivamente gli uomini a fuggire. Una ventina di persone furono tuttavia rastrellate, ammassate davanti alla casa di Giov. Battista Giappichelli e minacciate dai militi armati delle SS.

Alcune persone rifugiatesi in casa Giappichelli - e tra queste il sottoscritto - attraverso una botola che immetteva nel fondo sottostante raggiunsero i campi e si nascosero tra il grano maturo.

Non essendo state trovate le armi, gli uomini furono rimessi in libertà e tutto si risolse con grande spavento.

La sera del 29 giugno, festa dei SS. Pietro e Paolo, verso le ore 18,  sei caccia bombardieri alleati sganciarono su Mercatale grosse bombe da 1/2 tonnellata. Fortunatamente nessuna di esse colpì il paese.

Una bomba cadde sulla strada per Tuoro, davanti al cancello della villa Peretti, aprendo una voragine sull’asse stradale, un’altra esplose nell’orto -lato nord- della stessa villa; due bombe caddero nei campi poco oltre il ponte sul Niccone: una a destra e una a sinistra della strada comunale (oggi statale n. 416); altra bomba finì presso il fosso Pignattaio a circa 300 metri dal paese, verso nord-est. Schegge, pietra, terra e fango piovvero sui retti e sulle facciate delle case, alcune delle quali furono danneggiate. Ci fu qualche ferito lieve. La funzione Eucaristica in atto nella chiesa fu interrotta dalle grida e dal fuggi fuggi dei fedeli che cercarono riparo nei campi circostanti.

Nella stessa serata le truppe tedesche di passaggio provenienti dalla Valtiberina, con salmerie e mezzi di artiglieria, tentarono di riparare l’interruzione stradale costringendo con minacce alcuni malcapitati trovati in paese, a lavorare con loro.

Resasi conto delle difficoltà della riparazione, la colonna si risolse a passare per la via di Cortona e per circa due ore sfilò attraverso il paese deserto.

Ormai tutti si erano decisi a lasciare le proprie case ed avevano raggiunto in fretta i familiari accampati alla meglio nelle colline circostanti fuori dalle vie di comunicazione.

L’ultimo giorno di giugno attraverso la Valdipierle transitarono ancora soldati tedeschi senza arrecare danni. Nella notte tra il 1° e il 2 di luglio improvvisamente i tedeschi invertono la direzione di marcia. Colonne di truppe motorizzate e carri armati ripiegano dalla zona del Trasimeno attraverso la Valdipierle in direzione della Valtiberina. Altri soldati appiedati prendono le scorciatoie delle montagne per Valdivico e Chiantina, evidentemente con l’intenzione di raggiungere la provinciale di Teverina. Alcuni reparti di guastatori entrano in Valdipierle dai valichi di Gosparini, Casotto di Cortona e Protine lasciando alle spalle distruzione e rovina. Ponti, ponticelli, scarpate tutto salta in aria, mentre la valle è rischiarata da sinistri bagliori e percorsa di terrificanti boati.

L’opera di distruzione comincia sulla strada di Tuoro e continua sulle altre metodicamente, per impedire agli eserciti alleati che avanzano il passaggio per la Valtiberina.

Nelle prime ore del mattino la Valdipierle è isolata dal resto del mondo! Al sorgere del sole sui fianchi dei monti di Rifalce e di Pierle, tra il verde intenso dei castagni, biancastri, come assurde ferite, appaiono gli squarci delle strade devastare.

Dagli accampamenti improvvisati ci si chiede con ansia: “Saranno partiti tutti i tedeschi?” E un senso di speranza, misto a timore e sgomento, invade l’animo di tutti.

Alcuni guastatori erano, purtroppo, a sistemare mine qua e là tra le macerie dei ponti rovinati (il giovane Ferdinando Gennari transitando sulle rovine del ponte sul Niccone fu ferito ad un braccio da una fucilata sparatagli da un guastatore tedesco).

Nelle tarde ore del mattino qualche coraggioso scende in paese; ormai anche i guastatori sono fuggiti.

Verso mezzogiorno Mercatale comincia a rianimarsi: si riapre qualche casa, ci si incontra nelle piazze, ci si scambiano speranze e timori.

Poi, verso le 13, un boato fragoroso rompe il silenzio: si grida, si corre... Ed ecco: la terribile notizia è sulle labbra di tutti: “È esplosa una mina tra le macerie del ponte Pignattaio e Piero Matracchi è staso colpito in pieno”. Un’ondata di commozione e di solidarietà invade tutti: il poveretto ha lasciato 5 figli maschi e la vedova, Esterina Grilli, è in attesa del 6° (nascerà in ottobre, sarà femmina e verrà chiamata Pierina per ricordare il padre che non ha avuto la gioia di vederla).

 

Il 3 luglio la popolazione della Valdipierle attende nel silenzio e nell’isolamento completo le truppe liberatrici.

Nelle prime ore del mattino del 4 luglio, dal valico del Protine, sulla strada che porta a Perugia, alcuni colpi di cannone sparati in direzione della valle costringono gli abitanti di Mercatale a rifugiarsi nelle cantine.

Gl’inglesi intendono entrare in Valdipierle, ma vogliono accertarsi dell’assenza delle truppe tedesche.

A questo punto per evitare danni alla popolazione, di nuovo in preda al timore, Angelo Giappichelli ed altri si affrettano a recarsi, a piedi, presso i soldati alleati per rassicurarli che i tedeschi sono partiti. Sono accolti con diffidenza e il cannoneggiamento dura per un po’. Verso le ore 10 finalmente la colonna alleata composta da alcuni carri armati con difficoltà, a causa dei ponti crollati, avanza verso Lisciano Niccone e Mercatale. La popolazione, improvvisamente impazzita di gioia si prepara ad accogliere i liberatori.

Da Lisciano i carri armati inglesi, non potendo passare dalla strada comunale interrotta in più punti, si avviano verso Santa Maria e dopo aver aperto un varco sugli argini de1 torrente Niccone in località la “Troga” raggiungono Mercatale. Il paese in festa accoglie i soldati alleati con offerte di vino, vinsanto, dolci e con lancio di fiori.

Gl’inglesi sono di buon umore e subito familiarizzano con chi porge loro la mano e si avvicina per salutarli con un sorriso. Alle domande dei soldati Pietro Micheli, emigrato per anni in America e un po’ esperto d’inglese, funge da interprete. Nella piazzetta antistante lo spaccio di sale e tabacchi gli inglesi improvvisano una festa al suono della fisarmonica.

Ma ancora i timori non sono finiti: lo stesso giorno un uomo di San Donnino che si recava a Mercatale, per vedere gli alleati, urta una mina al ponte Pignattaio e dalla scoppio della medesima rimane ferito.

Nel frattempo altri contingenti dell’8a armata inglese, provenienti dal Trasimeno, si aprono un passaggio più breve sulla strada che da Preggio conduce a S. Andrea di Sorbello. Le strade della Valdipierle vengono abbandonate e la mattina del 5 luglio la valle è praticamente “terra di nessuno”.

Nelle strade interrotte e deserte vi sono ancora mine disseminare dai tedeschi.

Si costituisce in Mercatale un Comitato di Liberazione Nazionale con l’intento di sopperire alle più urgenti necessità. Ne fanno parte rappresentanti delle varie correnti politiche, fra i quali Arsenio Frati ed Angiolo Giappichelli. II Comitato provvede subito alla distribuzione di grano giacente nei magazzini del Consorzio per alleviare i disagi della popolazione provata dagli eventi delle ultime settimane.

 

La sera di sabato, 8 luglio, Angelo Giappichelli ed altri giovani, tra cui Domenico Olivelli e Pietro Panfili decidono di disinnescare un’altra mina scoperta tra le macerie del famigerato ponte Pignattaio. Questo luogo sinistro ostacolava con le sue insidie l’unico passaggio fra Mercatale e il resto della valle verso San Donnino e S. Andrea di Sorbello.

Il Giappichelli si dichiarava esperto nell’operazione essendo stato soldato in un reparto di Autocentro in Africa Orientale.

Il gruppetto, animato dal desiderio di rendere un utile servizio al paese e di ridare serenità alla popolazione, si reca sul posto verso il tramonto del sole, con l’intento di disinnescare la mina. L’operazione, purtroppo, non riesce e la mina esplode. Alcune schegge colpiscono il Giappichelli ed una gli perfora l’addome. Anche l’Olivelli è ferito ad un braccio ed al viso. Con una barella Angelo Giappichelli è condotto all’Ospedaletto di Lisciano Niccone, dove il Dottor Mario Calzoni, dopo una sommaria medicazione e relativo tamponamento, consiglia di portate il ferito a Passignano nella speranza che qualche ospedale da campo alleato si prenda cura di lui.

Durante il percorso da odissea, attraverso impervi viottoli montani, alla luce di un fosco plenilunio, confortato dalla presenza del fratello (il sottoscritto) e dello zio Ottavio Bianchi, Angelo supplica i barellieri, generosamente offertisi al penoso incarico, di far presto, non vuole morire.

A Passignano medici inglesi praticano al ferito un’iniezione di morfina e lo inviano con una loro camionetta alle Gazzelle, presso il Ferretto, ma qui non viene ricevuto. Il doloroso calvario dura per tutta la notte fino a Perugia, dove si arriva verso le quattro del mattino.

Al Policlinico regna una grande confusione e soltanto verso le sette i sanitari si decidono a visitare il ferito. Viene portato in camera operatoria ma ormai la peritonite è ad uno stadio avanzato e non c’è nulla da fare.

Angelo, rimasto lucido fino all’ultimo, resosi conto della fine, mormora al fratello, quasi scusandosi: “L’ho fatto per il bene del paese…”

Morì la stessa sera della domenica 9 luglio, verso le ore 20, con il nome dei piccoli figli, Marcello e Romano, sulle labbra.

Aveva 32 anni.

 

TORNA ALLA PAGINA PRINCIPALE