Quattro rime per ricordare i

“Discendenti di Lucheroni Telesforo e Sacconi Lucia”

 

 

Nel millecinquecento, pressappoco,

venne alla Piana, e accese qui il suo fuoco,

nella pianura proprietà del Duca,

un grande boscaiol di nome Luca:

 

e certo per il peso e per la mole,

è un vecchio manoscritto che lo vuole,

da tutti fu chiamato Lucarone

e il nome continuò per tradizione.

 

Originario della Val di Pierle

provò miserie pur senza temerle,

e a Mengaccini presso Mercatale,

lasciò i parenti e la casa natale.

 

Non possedeva anello con la gemma,

né d’un casato nobile lo stemma,

ma aveva solo un’ascia per tagliare

le grandi querce intorno al casolare.

 

Dopo di lui i discendenti suoi

han lavorato sodo con i buoi

di padre in figlio tramandando l’arte

senza tirarsi indietro né da parte.

 

E poi Telesforo, nostro bisnonno,

alla Lucia non concedeva il sonno,

ed ebbero otto figli, un dopo l’altro,

ognuno intelligente e molto scaltro.

 

Non posso qui elencare tutti quanti,

perché fra maschi e femmine siam tanti:

farò soltanto dei riferimenti

ai piccoli, più giovani parenti.

 

Comincio con Morelli Caterina

che dei nipoti è sì la più piccina,

nata nel nuovo secolo, anno uno:

dopo di lei, ancor, non c’è nessuno.

 

Difficile è rimetter tutti in fila:

nessun parente è nato nel duemila,

è certo che per scherzo o per davvero,

da tutti fu evitato l’anno zero.

 

Ma nel novantanove, di bambini,

son nati quattro: Giulia dei Giannini,

e ancora Federico dei Dall’Ara,

Tiberi Diego ed Angori Chiara.

 

Bianconi Alessia, l’anno precedente,

è nata con la mamma dell’oriente,

coetanea di Riccardo dei Censini:

han quattro anni e sono ancor pulcini.  

 

Un po’ più grandi, del novantasette,

due nomi ancor l’elenco ci trasmette:

Antonio Iosco ed Alamia Sofia,

orgoglio delle nonne, e così sia.

 

Quegli altri sono grandi e vanno a scuola:

ci fan così saper che il tempo vola,

e che la vita passa in un baleno

e si diventa vecchi in men che meno.

 

Volete poi saper chi è nato prima?

Difficile è trovare qui la rima.

Duilio, che è del venti, apre lo stuolo

anche se poi lamenta qualche dolo;

 

l’Antonia e la Maria al pari vanno

e ottanta primavere fan quest’anno;

la Gilda a settantotto si avvicina

e la Terzilia è un poco più piccina.

 

Dei sei oltre i sessanta, adesso parlo:

sono Benito, l’Ada ed anche Carlo;

l’Anna, l’Adelia e la Gianfranca, poi,

sono presenti qui in mezzo a noi.

 

Ma dopo aver parlato dei presenti

io voglio rammentare quei parenti

che ci han lasciato e a noi resta il ricordo:

nessuno al lor pensier rimane sordo,

 

e solo pochi mesi son passati

che Egidio e la Florinda son mancati,

dopo che anche la Carla, avanti l’ora

lasciò la terra, e questo ci addolora.

 

E con le due Lucie, negli ultimi anni,

interrompendo i loro compleanni,

pian piano hanno lasciato questa vita

Fernando, la Giovanna e Margherita.

 

Ma la memoria corre ai tre fratelli

strappati ancor nel fior degli anni belli:

Varesco e Omero insieme all’Antonietta

che ci han lasciato, certo, troppo in fretta.

 

Fra noi ci son maestri e professori

che posson giudicare i miei lavori:

io chiedo un voto appena sufficiente

per confortarmi il cuore e pur la mente,

 

e se con queste rime vi ho annoiato

come scolaro io sarò bocciato,

ma un ultimo saluto ancor vi faccio:

vi stringo tutti quanti in un abbraccio.

 

 

Claudio Lucheroni

Piana, 28 Aprile 2002.

 

 

Torna alla pagina iniziale