DON DARIO ALUNNO 

 

   

Alunno don Dario, nato a Città di Castello, Parrocchia di S. Donnino, il 30/09/1926, dopo aver frequentato le medie inferiori e superiori nel Seminario diocesano e il corso di Teologia presso l’Istituto dei Padri Redentoristi in Cortona fu ordinato sacerdote il 03 Agosto 1952 dal Vescovo mons. Giuseppe Franciolini. Dal 31 Ottobre 1952 è vissuto a Terontola: nei primi cinque anni come cappellano quindi come Parroco. E' morto il 25 ottobre 2005.

Essere stato operatore di Curia per oltre dieci anni gli ha facilitato di consultare l’archivio storico della Diocesi. Nei ritagli di tempo ha curato le seguenti ricerche non ancora  pubblicate:

 

1) “La Badiola di S. Maria e S. Bartolomeo”,  pagine dattiloscritte n. 31.

2) “S. Maria a Sepoltaglia e Riccio”,  pagine dattiloscritte n. 100.

3) “Una Cura scomparsa ed una preziosa eredità da salvare” (la cura di S. Andrea apostolo a Bacialla e l’oratorio della Madonna de Le Celle),   pagine dattiloscritte 134.

4) “Una Pieve scomparsa ed un santuario riportato al primitivo splendore”. (la Pieve di S. Maria di Rubiano e l’oratorio della Madonna della Croce in Val di Pierle),  pagine dattiloscritte n. 95

5) “La Badiola e il castello di Montegualandro”, pagine dattiloscritte n. 30.

 

 

Da: “S. Maria a Sepoltaglia e Riccio”       

 

PREMESSA

 

Sepoltag1ia, nel circondario cortonese, ha sempre rappresentato un punto di riferimento di notevole interesse per il castello, il santuario ed il nome stesso.

Le sue vicende hanno attirato l’attenzione di storici e poeti. Difficilmente pertanto ci saremmo provati a ritornare su questo argomento se non ci fosse stata una guida che lasciò preziose notizie rinvenute nell’archivio della Curia Vescovile e nelle biblioteche delle nobili famiglie del suo tempo.

Ci riferiamo al Rev.do don Francesco Giorgeschi che fu rettore di Sepoltaglia dall’anno 1769 al 1808.  Venuti a conoscenza delle accennate ricerche, che costituiscono una fonte storica di indubbio interesse, ci è sembrato quasi doveroso portar-le a conoscenza di quanti amano sapere di più sulle vicende che hanno reso celebre “l’alpestre colle” della Madonna.

Sia le documentazioni di don Giorgeschi che quelle derivanti da altre fonti, sono state in molta parte, riferite integralmente.  Ciò forse appesantirà la lettura, ma nello stesso tempo offrirà la possibilità di costatar ne lo stile e darne pure un’interpretazione personale.

 

Terontola, Ottobre 1995, festa di S. Luca Evangelista.


LA NOSTRA MEMORIA DI DON FRANCESCO GIORGESCHI

Fin dalla presentazione dello “Stato delle Anime” emergono il suo stile ed i molteplici interessi tra cui, preminente, quello di ricercatore storico. Dai suoi scritti si intravedono facilmente specifiche capacità nei rapporti sociali sia nei confronti del popolo, “il suo amatissimo popolo”, che delle famiglie della nobiltà cortonese che gli permisero di consultare gli archivi dei loro casati. Osservatore degli avvenimenti del tempo, si rivela attento cronista di quanto accadeva sia a livello locale che nazionale. Appartenne ad una famiglia di un certo ceto sociale (anche se non sappiamo quale ufficio abbia ricoperto il padre) e ne è stato discreto segnalatore di memorie, purtroppo non sempre liete.

Fu zelante Rettore prima della piccola comunità di S. Bartolomeo Apostolo a La Badiola di Bacialla e poi dell’ideale parrocchia di S. Maria di Sepoltaglia che riuscì a salvare dalla soppressione già programmata dal Granduca Leopoldo e dal Vescovo Alessandri.

Per comodità della popolazione, dei suoi successori e sua personale, fece costruire, a sue spese, l’attuale chiesa comparrocchiale di Riccio dedicandola a S. Filippo Benizi e, in ordine alle disposizioni emanate dal Granduca, fece costruire il cimitero “a sterro” di Sepoltaglia. Saggio amministratore dei beni della parrocchia, ne tenne la contabilità quasi anticipando la tecnica moderna. Fece pure dissodare molta parte dei terreni sul colle di Sepoltaglia aumentandone sensibilmente il reddito.

Si rivelò diligente operatore d’archivio per la precisione, la grafia nitida e sicura, e per “quel qualche cosa in più” che hanno le sue annotazioni. Superando le difficoltà del viaggio, si permise in quei tempi (fine del diciottesimo secolo) un pellegrinaggio a Loreto ed a Padova per la singolare devozione verso la Madonna ed il Santo.

Maturo e discreto nelle valutazioni, evoluto per mentalità, politicamente fu simpatizzante per la Casa Lorenese e in special modo per il Granduca Pietro Leopoldo, di cui, in varie occasioni, evidenziò la lungimiranza politica e l’apertura sociale, ma dal quale prese anche le distanze dopo la soppressione delle Compagnie, lo scoprimento delle Immagini, la ribellione di Mons Alessandri nell’assemblea dei Vescovi Toscani nell’aprile 1787.

D’altro canto non gli mancarono difficoltà e sofferenze per la scomparsa prematura di congiunti e per incomprensioni con i parroci viciniori, ed in modo speciale con i Pievani. Incomprensioni dovute: - alla restituzione alla Pieve di alcune case di Riccio, site in località Mazzarini, cedute pacificamente a Sepoltaglia nel 1600 per un accordo tra il Pievano Bondacci ed il curato Renaldi, accordo confermato da un decreto del Vescovo Mons. Cei;  - al trasferimento degli obblighi della Cappella dei SS. Apostoli Pietro e Paolo da Sepoltaglia alla Pieve, non oggettivamente interpretato dal suo Rettore; - al dissidio nella ripartizione dei territori appartenuti alla soppressa cura di S. Andrea, territori che don Giorgeschi aveva avuto l’incarico di assegnare.

Forte nella vita e nella morte. Colpito da paralisi durante la Messa parrocchiale, volle ugualmente portarne a termine la celebrazione. Poi la rapida fine. Le sue spoglie furono deposte nel piccolo cimitero a sterro da lui stesso fatto costruire, dinanzi all’abside dell’Immagine della Madonna (“accanto alla Tribuna dell’Altare della Madonna”).

E dal quel luogo privilegiato continua idealmente ad osservare ed allietarsi per i pellegrini che, in particolari circostanze, salgono ancora a supplicare quell’Immagine da lui tante volte definita “Miracolosa”.


 

 

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