CLAUDIO LUCHERONI  

 

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È nato il 5 gennaio 1950 a Piana di Castiglione del Lago (Perugia), e dal 1977 risiede a Terontola di Cortona (Arezzo).

Figlio di Duilio e Ida Capaccioli, dopo aver compiuto gli studi classici, dal 1971 è dipendente delle Ferrovie dello Stato. Per l’interesse agli eventi storici e per la cultura ricevuta in giovinezza, dedica parte del tempo libero in ricerche finalizzate alla conservazione delle notizie del territorio, perché possano essere conosciute e tramandate ai posteri

 

“Terontola, Vie e Ferrovie”  

(Editrice Grafica l'Etruria, Cortona, 1987)

“E’ la storia di Terontola e della ferrovia che ne ha determinato lo sviluppo. Infatti ogni nucleo abitato può presentare un particolare aspetto, degno di una ricerca non solamente geografica, ma anche storica ed evolutiva. Terontola, piccola frazione del Comune di Cortona, in provincia di Arezzo, ha il suo aspetto fondamentale nella presenza della ferrovia, che la inserisce, nell'Italia Centrale, come uno dei principali nodi di smistamento ferroviario.

In questo mio lavoro ho cercato di ricostruire, per quanto possibile, l'evoluzione storica di Terontola e della zona in cui è inserita, di conoscere l'origine del nome, di risalire ai più antichi abitanti; di esaminare l'aspetto geografico, topografico e idrografico, per giungere così al centro del mio argomento, cioè esaminare la posizione di Terontola come centro ferroviario, e viario”.

 

 

“La Torre di Buterone e la Fabbrica del Callone nella Val di Chiana Romana”  

(Arti Tipografiche Toscane, Cortona, 1999.

“Nell'estremo lembo della Provincia di Perugia verso Siena, nel territorio di Città della Pieve vicino al confine dei Comuni toscani di Chiusi e Cetona, si possono ammirare due antichi edifici chiamati “Torre di Buterone” e “Fabbrica del Callone”. La storia di questi due fabbricati è strettamente connessa non solo alle opere di bonifica della Val di Chiana Romana, ma anche alle varie vicende intervenute dal XVI al XVIII secolo fra lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana per stabilire sia i confini tra i due Stati, sia il corso da dare alle acque, verso l'Arno o verso il Tevere”.

 

 

“Piana, storia di una frazione di Castiglione del Lago”

(Arti Tipografiche Toscane, Cortona, 2000).

“Già prima di iniziare la ricerca sulla Val di Chiana Romana avevo in mente di realizzare questo studio per scoprire le nostre origini, cercando notizie sul nostro territorio e sulle nostre Chiese e, quindi, ricostruirne la storia. Tuttavia l’impegno mi sembrava troppo gravoso e ogni volta rimandavo l’inizio ad una occasione particolare. Adesso il pretesto è venuto: il 2000. Anno di inizio secolo e millennio, anno del Giubileo, anno… dei miei cinquant’anni. Mi è sembrata questa, quindi, l’occasione giusta, partendo con seria determinazione, per raccogliere notizie, cercare negli archivi antichi documenti, fotografare le Chiese e raccontare la storia di Piana che, in fondo, è la storia dei nostri antenati: la nostra storia.

Ho usato il termine “raccontare la storia” perché questo non vuol essere un trattato storico ma soltanto un vero e proprio racconto, non tanto dei grandi fatti e personaggi storici che si possono leggere su testi specializzati, ma soprattutto di piccoli avvenimenti e curiosità, per lo più sconosciuti agli stessi Pianaioli, resi interessanti e documentati da immagini e cartine topografiche, perché questo possa essere anche un documento di base per ulteriori studi”.

 

 

"L’arte nei cimiteri di Castiglione del Lago, Piana e Pozzuolo"

(Stampato in proprio,  16 Luglio  2005)

In occasione dell’istituzione della Prima Edizione del  “Premio Guido Lana”, indetta dal Comitato di Vitellino per commemorare il concittadino recentemente scomparso, ho raccolto queste immagini fotografiche corredandole da un breve trattato di ricerca, proprio per partecipare attivamente anche io alla manifestazione indetta in suo ricordo.

Ringrazio Federica Grilli e Mara Jogna Prat per aver  collaborato nella stesura dei commenti artistici delle fotografie

 

"Il Castello Guglielmi: Immagini di uno splendore passato"

(Stampato in proprio,  16 Giugno  2006)

In occasione dell’istituzione della Seconda Edizione del  “Premio Guido Lana”, indetta dal Comitato di Vitellino ho ricostruito la storia del meraviglioso Castello Guglielmi di Isola Maggiore, oggi in stato di abbandono e in fase di ristrutturazione.

 

"Montegualandro: un castello a guardia del Lago Trasimeno"

(Stampato in proprio,  16 Giugno  2006)

In occasione dell’istituzione della Seconda Edizione del  “Premio Guido Lana”, indetta dal Comitato di Vitellino ho ricostruito la storia del  Castello di Montegualandro, che dal tempo dei Longobardi è a guardia del lago e del territorio.

 

"Il Santuario della Madonna del Bagno di Pergo"

.(Arti Tipografiche Toscane, Cortona, 2006)

Nella cultura tipica della società moderna, in verità ricca di tecnica e povera d’arte, le Chiese, con il loro patrimonio d’arte, conservano le grandi creazioni artistiche che la fede ha ispirato ai nostri padri: esse sono un richiamo, piene d’affascinante bellezza, affinché potessimo recuperare il carattere sacro della nostra esistenza.

Un’attenta lettura di questo libro ci condurrà, perciò, oltre il puro godimento estetico. Ci innalzerà verso altre bellezze: quelle che esprimono il vero, il bello e il giusto nella forma definitiva.

Conoscere la storia del nostro stupendo Santuario non è solo il recupero e la lettura di documenti del passato, ma l’inserimento in una particolare esperienza che i nostri padri ci hanno consegnato come segni di fede e di civiltà. (Don Giuseppe Corbelli).

 

"I luoghi della memoria nel Comune di Castiglione del Lago"

(Arti Tipografiche Toscane, Cortona, 2007)

Cippi, lapidi e monumenti: sono questi i simboli che aiutano a ricordare ai presenti, e a tramandare ai posteri, particolari momenti della nostra storia. Eventi positivi o eventi negativi da cui trarre, comunque, un insegnamento.  

Lo scopo di questo volume è raccogliere una documentazione fotografica della simbologia che racconta i tragici eventi delle due Guerre Mondiali, al di là del “chi”, “come” e “perché” ha voluto esporre tali memorie. Il solo intento è di conservare il ricordo di chi ha dato la vita per il proprio ideale oppure è rimasto tragicamente vittima innocente di un evento imperscrutabile. 

Le fotografie dei “luoghi della memoria”, momenti della nostra storia, sono inserite nel contesto della storia dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, custode delle memorie di tanti soldati reduci dagli avvenimenti bellici nel “tempio” della Casa del Mutilato e dell’Associazione Volontari Italiani del Sangue Sezione Comunale di Castiglione del Lago, attuale proprietaria dello storico fabbricato. 

L’aforisma di Ungaretti “…Sopravvivere alla morte è vivere…” trascritto nel “Monumento alla vita” e l’immagine finale del monumento stesso, formano una simbolica cornice piena di speranza e di fiducia nel futuro.

 

1950/2000: Cinquant’anni.   

Il 30 aprile 2000 i cinquantenni di Piana si sono incontrati per festeggiare tutti insieme il loro compleanno. 

Erano presenti alla cerimonia religiosa: Migliacci Alfonsa (la bidella della Scuola Elementare negli anni '60) e Don Geremia Trequattrini (parroco di Piana dal 1945 al 1953), ospiti di onore, e i cinquantenni: Acquarelli Luciano, Angori Franco, Baccianella Renato, Baldoni Mirella, Bartolini Federico, Boscherini Carlo, Bricca Piero, Cottini Clara, Felici Giuseppina, Felici Ivo, Felici Margherita, Frustini Gianpiero, Lucheroni Claudio, Magi Pierluigi, Massinelli Lino, Messini Ferruccio, Migliacci Antonia, Passeri Carla, Pollari Gino, Pomerani Rita e Scarabicchi Anna mentre gli assenti, tutti giustificati, erano: Biagianti Eva, Boscherini Piero, Cacioppi Franco, Gnazzi Alvaro, Isolani Ilva, Lisi Gina, Lodovichi Idilio, Lucioli Giuliana, Mauceli Francesco.

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Ho preso tutti i nomi dagli archivi

ed ho invitato i “Buoni” ed i “Cattivi”:

ho dato appuntamento in primavera

per ricreare l’antica atmosfera.

Mi guardo intorno e qui la folla è tanta:

noi siamo quelli nati nel Cinquanta,

quelli che al mezzo secolo preciso

han visto cielo e terra con sorriso.

Adesso che siam tutti a questo desco,

la mente, coi ricordi, vi rinfresco:

a piedi noi si andava dritti a scuola,

mi sembra ieri, quanto il tempo vola!

Le gambe nude coi calzoni corti,

d’inverno, il freddo ci rendeva smorti;

e in classe si restava fino al tocco

con il grembiule nero e un grande fiocco,

femmine e maschi tutti ugual vestiti,

senza far sfoggio di abiti cuciti

con firme altisonanti ed alla moda:

scusate, ma la voce qui si annoda,

la povertà, per noi, non era un dramma:

ci vestivàm come potéa la mamma.

Un libro e due quaderni lì in cartella,

che per cinque anni era sempre quella;

l’astuccio con la penna e le matite

che un  anno e più sarebbero servite;

le figurine dentro al cioccolato:

gioco e merenda era assicurato.

Si andava nella scuola sotto il pino

e in piazza si vedeva il “maggiolino”

del buon maestro Paolo Graziosi,

accolto in classe con modi gioiosi,

che ogni dì scendeva da Cortona

con la stagione brutta e quella buona.

L’Alfonsa ci guardava per le scale

perché nessuno si facesse male;

la stufa accesa ci facea trovare

e tutto era pulito, puoi giurare!;

riempiva con l’inchiostro i calamai

raccomandando di non fare guai.

E anche noi, da teneri virgulti,

siam diventati grandi e poi adulti:

c’è chi è rimasto a Piana e chi è partito

ed in grandi città si è stabilito

portando in cuore il suon delle campane

e immagini passate ormai lontane.

Ma non è ver che siamo fatti vecchi,

anche se qualche ruga fan gli specchi

ed i capelli han preso il color bianco

e già più d’uno, del lavoro stanco,

si è ritirato in pace ed è in pensione

godendo i frutti con soddisfazione,

ed altri ancor coi nipotini accanto

passan per via facendosene un vanto.

L’idea d’invitar Don Geremia,

confesso: quella è stata solo mia;

perché vedesse, dopo cinquant’anni,

quei Pianaioli, ancor senza malanni,

che battezzò, avvolti in bianche fasce,

simbolo di purezza e di chi nasce.

Ho messo insieme queste poche rime,

senza pretese, perché son le prime,

per ricordare un giorno in compagnia

senza rimpianti e senza nostalgia.

E adesso, Monsignor, giudichi Lei:

spero di meritare almeno un sei,

che non sia solo d’incoraggiamento

ma anche spinta ad altro appuntamento.

 

Piana, 30 Aprile 2000.

 

 

 

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