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PIERO SCAPECCHI
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Piero
Scapecchi, nato ad Arezzo, abita a Firenze, ma è di fatto aretino e
terontolese avendo vissuto nella stazione di Terontola dal 1949 al 1974. Laureatosi
in filosofia con Armando Rigobello a Perugia, ha insegnato per tre anni
storia e filosofia in un liceo sardo. Vinto il concorso al Ministero per i
Beni e le Attività culturali, ha lavorato a Siena e
a Firenze, prima presso la Biblioteca Marucelliana, e ora, presso
la Biblioteca Nazionale Centrale con la qualifica di Direttore di
Biblioteca. Il
suo lavoro riguarda lo studio e la catalogazione degli incunaboli - i
libri stampati dall’invenzione di Gutenberg all’anno 1500 - per questo
ha redatto il Catalogo a stampa di quelli della Biblioteca Marucelliana,
edito dal Ministero presso l’Istituto Poligrafico e Zecca di Stato nel
1989 e il Catalogo delle edizioni di Girolamo Savonarola possedute dalla
Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze 1998; da tempo sta lavorando al
catalogo di tutti gli incunaboli della Biblioteca Nazionale che
costituiscono, per numero e qualità, una della maggiori raccolte
italiane. Per
questo ha partecipato e partecipa ad una vasta comunità di studi e di
studiosi legati, in tutto il mondo, dal medesimo lavoro. Ha pubblicato
numerosi saggi di carattere scientifico e recensioni sulle principali
riviste specializzate in Italia e in Europa e in volumi miscellanei. Nella
vita privata si è sempre appassionato alla sua terra (è accademico
etrusco) e dunque, anche per l’amicizia con il vescovo Giuseppe
Franciolini e il prof. Celestino Bruschetti, fin dalla prima gioventù, ha
studiato la cultura cortonese , Santa Margherita e l’abate Andrea
Zucchini. Un’ altra sua passione è quella per la storia della pittura
rinascimentale, per cui ha pubblicato saggi sul cortonese Sassetta
(Stefano di Giovanni), sul cosiddetto ‘Maestro dell’Osservanza’ e su
Piero della Francesca. “...
le tirrene acropoli che sole stan su i fioriti clivi a contemplare.
Scarso è il materiale preistorico cortonese e tutto proveniente dai dintorni della città e dalla pianura, esistono però testimonianze di insediamenti eneolitici nel territorio circostante: a Farneta nel 1894 fu scoperta una tomba a fossa la cui suppellettile è conservata nel Museo Archeologico di Arezzo e nei pressi di Borghetto sul Trasimeno si rinvennero al principio del nostro secolo amigdale provenienti con molta probabilità dai sedimenti di Cetona, Radicofani e Rapolano. «Documentazioni sicure per Cortona in età villanoviana non esistono,
non essendo sufficienti a comprovarle le scarse suppellettili venute in
luce qua e là» (NEPPI 1977
p. 62) ma restano notizie dovute ad eruditi settecenteschi del
rinvenimento di sepolcreti, oggi distrutti, tipici di questo periodo.
Non si può dunque ancora parlare della attuale Cortona ma solo cercare
di ricostruire a grandi linee come doveva presentarsi l’ambiente nel
periodo precedente ai primi insediamenti storici.
Si deve così indagare sulla valle che fu importante via di
comunicazione tra mare e appennino seppur «per la sua situazione
geografica di valle molto interna, nel cuore proprio dell’Etruria,
dovette essere lentamente raggiunta dal progresso della civiltà dei
metalli ed in un certo modo essere conservatrice» (FAZZI
1933). Successivamente si intensificarono nella valle i commerci e lo
sfruttamento della terra. La presenza di grandi tombe - dove è stata rinvenuta suppellettile
funeraria databile al VII-VI secolo a.C. (la più antica testimonianza
etrusca nel cortonese) nella pianura dimostra che alla base del colle già
allora si erano stanziate popolazioni che controllavano i traffici. I contadini e i proprietari, che coltivavano frumento vivendo di
un’economia di sussistenza, all’inizio del IV secolo si unirono sulla
sommità del colle dando inizio alla costruzione delle mura le quali, con
un perimetro di oltre due chilometri -in gran parte ancor oggi conservato-
circondano la montagna fin oltre la fortezza del Girifalco dove
probabilmente era l’acropoli. Sulla
cortina muraria si ebbero ulteriori interventi come testimonia il doppio
fornice della porta Bacarelli murata nel XIII secolo. Mentre lo sviluppo dei centri meridionali dell’Etruria propria avvenne con un processo precoce e le città raggiunsero la loro massima floridezza per poi decadere nel periodo terminale della storia etrusca diverso fu il caso di Cortona e degli altri centri interni come Perugia, Chiusi, Arezzo e Fiesole che toccarono il loro massimo sviluppo nel momento finale della civiltà etrusca quando già i romani si affacciavano minacciosi oltre la foresta cimina. A questo periodo pare risalire l’ingresso di Cortona tra le «dodici» lucumonie etrusche.” |
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