LA STORIA DI CAPACCIOLI DOMENICO 

 

Io sarò breve, non sarò prolisso,

ma quel che voglio dire è un chiodo fisso:

e non per me, ma per chi verrà dopo

lasciare tracce è l’unico mio scopo.

 

Vi voglio raccontar l’antica storia

dei nostri nonni che non ebber gloria,

ma vissero sereni il loro ruolo

nel vasto territorio di Pozzuolo.

 

In tutta la regione erano i soli

che venivano chiamati “Capaccioli”,

per l’indole caparbia dell’istinto

e mai nessuno si dava per vinto.

 

Ed ebbero “Pantini” a soprannome,

che fu importante al pari del cognome

per merito e per colpa di una gonna:

infatti Caterina era la nonna!

 

Racconto di Domenico, del nonno:

pensava e produceva anche nel sonno,

figlio di David e della Lucrezia,

ha dato lustro alla discendenzia.

 

Di giorno nel podere lavorava,

di notte, al buio, spesso commerciava

e furono realtà tutti i suoi sogni

comprando la tenuta dei Bologni,

 

dove abitarono i suoi discendenti

venendo dai Pernìci dopo il vénti,

quando iniziò la prima divisione

della famiglia tutta in comunione.

 

Siamo centosei congiunti oggi presenti,

giovani e vecchi, ma tutti parenti:

discendenti diretti oppure acquisti,

e con qualcuno non ci siam mai visti.

 

Per questo oggi facciam questo raduno

e vedo i Capaccioli ad uno ad uno:

chi è diventato artista e chi dottore,

e chi è in mezzo ai campi col trattore.

 

A questo punto voglio far l’appello

e inizio dal più anziano: Raffaello,

nel diciassette, ormai lontano, è nato

e novantun anni ha già superato.

 

In ordine vien poi la zia Evelina

e la sposa di Riccardo, l’Angiolina.

di dire la loro età la voglia è tanta:

entrambe sono vicine ai novanta.

 

Quindi Mencacci Alfredo e la Ginetta

raggiungono i novanta senza fretta,

e l’Anna dei Mezzetti in Capacciola

si rende conto quanto il tempo vola.

 

L’Antonia Capaccioli è sempre lei:

di primavere ne ha viste ottantasei

e ottantacinque Caviglioli Gino

marito di Elsa, e perciò cugino.

 

C’e poi la Ida, la mia cara mamma

e per lei nutro questa grande fiamma.

E chiudo con Domenico Marconi

che tiene sempre ben alti i suoi toni.

 

Son queste le colonne della schiatta

e la mantengon sempre più compatta

sopra gli ottanta sono tutti quanti,

preziosi e stabili come diamanti.

 

Di mezza età ce ne siam proprio tanti,

ma salto a piedi pari tutti quanti

per far l’elenco delle nuove leve,

in ordine d’età, come si deve.

 

Men di due lustri, quindi, hanno i pulcini:

ha nove anni la Giulia dei Giannini;

e del duemila sono due maschioni:

Jacopo Cerri e Matteo Fratoni.

 

E l’anno dopo è nata una bambina:

ha sette anni Morelli Caterina

che con Maria Vittoria dei Centrone

coetanee son per l’occasione.

 

Poi nel duemilatre, due doni belli,

le piccole hanno avuto i lor fratelli:

l’una Giovanni e l’altra Federico,

felici i genitori, non vi dico.

 

E del duemilasette c’è Costanza,

di casa Baldolunghi è la speranza.

Infine c’è Ginevra, ultima nata,

e per i Capacciola è fortunata.

 

Finisce qui il mio canto, non la storia

e i giovani conserveranno la memoria

di ciò che fu e di quello che è stato,

la nostra vita ed il nostro passato.

 

Non ho più rime, non ho più parole,

ma prima di lasciarvi mi ci vuole

ancor due righe che son proprio corte:

vi abbraccio tutti quanti forte forte.

 

Claudio,

Pozzuolo 20 Aprile 2008

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