PREMESSA

 

Perché questa ricerca ?

Ho voluto ricostruire l’albero genealogico dei Capaccioli di Pozzuolo perché i nostri figli non abbiano a dimenticare i nonni, e i nonni dei nonni, i quali, nonostante le difficoltà causate dalla povertà, dalle guerre, e dalle malattie, hanno tramandato la vita a tutti noi.

Sono risalito a Capaccioli Simone, nato nel 1780 e Pantini Caterina nata nel 1785. Ebbero quattro figli: David (1809), Alessandro (1813), Giuseppe (1820) e Ferdinando (1826) (per cui le quattro stelle dello stemma).

Di questi ho sviluppato solo la discendenza di David e di suo figlio Domenico, perché questo è il ramo diretto della nostra grande famiglia.

Dalla nonna Caterina deriva il soprannome “Pantini” dei discendenti del ramo di Domenico: infatti, dopo essere rimasta vedova, Caterina continuò a vivere in casa con il figlio David.

Domenico ebbe due mogli: Sacconi Erminia che morì a soli 30 anni e Folcolini Maria di 19 anni più giovane di Domenico. Sembra che, a chi la sconsigliava di sposarsi con un uomo tanto più anziano di lei e con due figli, rispondesse: “A casa dei Capaccioli, almeno, si mangia!” proprio per dimostrare il buono stato economico della famiglia.

 

Il significato del cognome.

Fino alla seconda metà del 1600, ad eccezione dei nobili o dei notabili, tutte le persone venivano identificate con il loro nome seguito dal nome del proprio genitore (e si aveva così, ad esempio, Giovanni di Pietro) oppure un soprannome. L’assegnazione dei cognomi venne fatto a poco a poco utilizzando anche gli antichi nomi (Di Pietro) ma soprattutto i soprannomi che indicavano le caratteristiche fisiche (Bassi), i difetti fisici (Sordi), i mestieri (Fabbri), la sconosciuta paternità (Innocenti), e così via.

Alla luce di questa premessa, il cognome Capaccioli, o Capacciola o Capacciolo, che nel dialetto della bassa Toscana significa persona testarda, cocciuta, tenace e che non si arrende davanti alle difficoltà, venne assegnato a uomini con queste caratteristiche che successivamente dettero origine ai vari gruppi familiari.

La Toscana è la regione con il maggior numero di “Capaccioli”, oltre 300 famiglie, e non è detto che tutti i Capaccioli siano discendenti dallo stesso ceppo e quindi parenti fra di loro, ma sicuramente tutti hanno la stessa personalità e lo stesso carattere.

A Sorano, in provincia di Grosseto, viene pubblicato un giornale periodico, che si chiama proprio “La voce del Capacciolo”.

 

I Capaccioli di Pozzuolo.

I dati storici della famiglia residente nel territorio di Pozzuolo Umbro sono conservati nel “Registro delle anime” del 1857 della parrocchia di Pozzuolo.

Già allora Capaccioli Simone e Pantini Caterina, dediti all’agricoltura e al contrabbando, erano proprietari di alcuni terreni e, come coloni della tenuta del Palazzone, abitavano in località Albanelli, identificata nella carta IGM come “Podere Macchia 2°” che veniva detta “Scaricatoio” per l’attività che vi si svolgeva di carico e scarico delle merci e del bestiame destinato al contrabbando con il Granducato di Toscana.

I discendenti, con David capo della famiglia composta da 17 persone, rimasero agli Albanelli fino al 1861, Unità d’Italia, anno in cui David e Giuseppe si trasferirono ai Pernìci come coloni del podere di Reattelli.

Alla fine del 1800 acquistarono parte della “Tenuta delle Monache” e la grande casa a Bologni, costruita nel 1770 come Monastero delle Suore che possedevano anche il “Molino delle Monache”. Infatti la soppressione degli Ordini Monastici e la confisca dei loro beni da parte di Napoleone ne permise il passaggio di proprietà ai privati.

Nel 1924 la famiglia era composta da 24 persone. In quell’anno Giovanni e Pasquale traslocarono nella casa di Bologni, mentre nel 1930 vi si trasferì Giuseppe. Il resto della famiglia ha lasciato i Pernìci nel 1950.

Oggi i parenti discendenti diretti ed acquisiti viventi sono 106 e risiedono in Umbria, Toscana, Lazio ed Emilia Romagna.

 

Capaccioli e Capacciola.

In molti casi la superficialità con cui venivano trascritti i neonati nei registri dell’Anagrafe del Comune, è dimostrata dal fatto che il vero cognome “Capaccioli” venne scritto, per alcuni neonati, come “Capacciola” provocando situazioni anagrafiche di non fratellanza o non figliolanza.

Tuttavia anche nel 2001 si è ripetuto un errore di trascrizione: nel Cimitero di Pozzuolo accanto alla lapide di Capacciola Nello c’è la lapide della moglie Capoduri Elena vedova “Capaccioli”.

Home page