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Federico Giappichelli

Primule ...

e stellette

Poesie giovanili

1940 – 1943

anni di guerra

… le primule gialle,

occhi di sole, timido

annuncio di primavera.

 

Progetto tipografico:

Manfred Sator

      e

Claudio Lucheroni

 

Natale 1999

Col cuore rinnovato, dopo amare

vane speranze, tornerň contento

nella mia valle a salutar le care

selve di querce, i campi di frumento,

i dolci ulivi all’alitar del vento.

 

 

 

INDICE

 

Passa il tempo

Il silenzio

L’addio alla Patria

Giugno a Plaški

L’amore infelice di Stana

Il canto dell’usignolo

Il bersagliere

Mariza

Ricordo di Milan

Tramontano i sogni

Pensieri

Sonetto della sera

Oggi s’č aperto uno spiraglio…

Vedo d’Ellade…

Giorno dopo giorno

La meta

Ma oggi la pace non trovo

C’č nel mio cuore un germoglio

Vanno le rondini…

O Dio, del mio nulla comprendo l'abisso crudele

Verrŕ

A mia mamma

Marzo

Speranza

 

 

 

Presentazione

 

In questi ingenui tentativi poetici, sbocciati come “timide primule“ nella tormentata primavera della mia vita, noto alcuni elementi di analisi fondamentali:

·   un evidente riferimento nella metrica, nella forma e nel linguaggio alle nuove correnti letterarie e, soprattutto, agli echi della poesia classica, alla quale mi avvicinavano i miei studi (per corrispondenza) di Ginnasio e Liceo Classico.

·  il desiderio costante di elevazione culturale e spirituale.

·  la solitudine incontrata nella lunghissima parentesi della vita militare, la struggente nostalgia dei luoghi dell’infanzia, della famiglia e degli affetti piů cari, la situazione di estremo disagio nello svolgimento dei miei studi e l’insicurezza, anche fisica, nei vari spostamenti logistici.

 

 

Da “Laus vitae”

 

e io tacqui

in disparte, e fui solo;

per sempre fui solo…

E in me solo credetti.

 

…pel sangue mi corse

pensier de la madre lontana.

e del mio focolare.

E m’apparve il bel fiume ove nato

fui…

 

di G. D’Annunzio

 

 

 

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PASSA IL TEMPO 1)

 

Pičn pično cambia ‘l verso de la festa: 2)

se mettono i calzoni lónghi, mósci,

te passa qualcos’altro pe’ la testa!

Si parli, la tu’ voce ‘n l’arconósci…

 

Nun te ‘nterčsson piú le cóve e ‘l rčsto;

ognun pe’ la su’ strčda ha da gi ‘n fóndo

T’aspčtton le stellette! Comme prčsto

s’č rotto ‘n tanti pezzi ‘l nostro mondo!

 

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1)Dalla raccolta delle mie poesie in vernacolo "L'Ombra delle Nuvole".

2) Passa il tempo: si mettono i calzoni alla zuava, cambiano gli interessi e la voc. Non cerchi piů i nidi... Ognuno (ora) deve andare per la sua strada. Ti aspettano le stellette! Il mondo sereno dell'infanzia č volato come un lampo!

 

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IL SILENZIO

 

 

S’inalzan lentamente melodiose

le note del “silenzio” mentre tace

la camerata. Le dolcezze ascose

di risonanze limpide di pace

 

vibrano e allora, ricercando agogna

il ciel sereno d’un bel tempo andato

e la sua casa, la sua mamma sogna

nell’intimo del cuore il buon soldato.

 

… E quando nella notte s’allontana

il suono, come mano misteriosa

di buona mamma, una dolcezza arcana

 

si posa su ogni cuor; stanco si serra

l’occhio e nel sonno l’anima desiosa

ritrova la sua casa e la sua terra.

 

Castenaso (Bologna)

15-3-1940

 

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L’ADDIO ALLA PATRIA

 

Trasferimento in tradotta da Fiume

a Plaški (Croazia) nella notte del 13-5-1941

 

La notte era magnifica; la luna

luci di sogno sulla dolce terra,

dal maggio rinnovata, diffondeva.

Tremula, misteriosa, argentea via

sull’onda sussurrante, all’infinito 1)

si confondea col cielo e con le stelle.

 

Tale la notte silenziosa e bella

era! Lo sguardo ricercava attento

le cose care e il suolo della Patria

che lentamente dileguava e mesti

caldi sospiri non celava il cuore.

 

Come quel giorno quando sulla soglia 2)

venne la mamma e dolcemente un bacio

sulla mia guancia ancora di fanciullo

posň, come quel giorno, silenziose

le lacrime sgorgarono cocenti.

 

Quando il treno ansimante tra le gole 3)

dei monti si gettň vidi la luna

giocare tra gli abeti sconosciuti 4)

e il sonno atteso dalle stanche membra

allor mi colse e mi donň la pace.

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1) I riflessi della luce lunare sull'onda del mare.

2) Quando partii soldato.

3) La cremagliera che saliva ansimante verso il valico di Delnice.

4) Gli alberi di una terra straniera.

 

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GIUGNO A PLAšKI

 

Brillavano in festa nel sole

le bionde distese di grano,

e, contro l’azzurro del cielo,

al fremito alato del vento,

spandevano un lieto concento

col dolce tinnir delle spighe.

 

Veniva alla fresca sorgente,

guidando il suo gregge al mattino,

la bimba del bosco, cantando.

 

I timidi agnelli alla fonte

bevevano assieme alle nubi,

che bianche vagavano in cielo.

 

Cosparsa di fiori i capelli,

di rose selvatiche adorna,

la dolce fanciulla del bosco

univa il suo canto felice

a quello del bosco canoro.

 

Tra l’erica, il muschio e le spine,

fragranti le fragole a mille

spuntavano, ovunque la menta

spandeva l’aroma: la Terra

apriva le braccia benigne

nel sole del giugno ridente.

 

Plaški 25-6-1941

 

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L’AMORE INFELICE DI STANA

 

Č triste la piana di Plaški

percorsa dall’urlo del treno

sbuffante fra i boschi d’abeti

che il vento furioso tormenta.

 

La piccola Stana col gregge

s’affretta alla fonte di sera,

ma trova alla fonte l’alpino:

la penna al cappello, ridente!

 

L’alpino le dice qualcosa,

ma Stana, col cuore in tumulto,

rivolge la faccia corrusca

lontano e dolente sospira.

 

Gli agnelli si spargono attorno,

la dolce fanciulla s’affretta

col vinco e riprende il cammino,

cantando una nenia struggente.

 

Si perde tra i campi al tramonto

il canto accorato di Stana

che piange il suo amore infelice

sbocciato alle fresca sorgente.

 

-Non devi guardare il nemico-

le disse suo padre, ruggendo…

e poi, col favor della notte,

sparě tra le bande sul monte.

 

Plaški 1941

 

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IL CANTO DELL’USIGNOLO

 

Quando a maggio nel bosco insidioso

scende cupa la notte profonda,

s’addormenta nel dolce riposo

ogni nido tra il ramo e la fronda.

 

Mentre tace la selva severa

nelle forre recondite, ignote,

s’ode quasi una dolce preghiera

elevarsi con mistiche note.

 

Lento il canto s’inalza alla brezza

dalle cime sfiorate dal vento,

poi ritorna con mesta dolcezza

come pianto e accorato lamento.

 

Io t’ascolto, o sublime creatura,

il tuo canto commuove il mio cuore,

mi rammenta l’umana natura

che č pervasa di gioia e dolore.

 

 

Plaški 1941

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