Come le foglie

 

SOGNI

CANTI

IMMAGINI

*    *   *   *

STILLE

 

 

INDICE

Presentazione

Quando il canto ti detta le sue rime

Naufragio

Ricordi dell’infanzia

Avanza la mestizia dell’autunno

Il contadino

Luglio – trebbiatura

L’amorosa guida (a Iva)

Ormai la notte è prossima

Sogno

Pensieri

Elba  estate 1958

Scende la sera

La luna crescente

Estate

Quando imperversa il gelido aquilone

Era bello il gioioso mattino

Talvolta nel buio profondo

Alla madre

Sogno e luce

Io canto...

Il plenilunio di marzo

Non altro canterò

50° anniversario di matrimonio

Ad un amico poeta

Perché sotto la maschera ti celi…?

E subito la notte si fa luce

Sogno...

Vorrei...

L’angelo bianco  (Natale)

Escono i sogni

I luminosi giorni

Sera

Le stelle di San Lorenzo

La mia notte

Navigavo nel cuore della notte

La voce del vento

Maggio

Il sogno

Mentre tranquillo navigavo

La voce potente

T’ho cercato Signore...

Ave Maria

Signore, tu sarai la mia speranza.

STILLE

 

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PRESENTAZIONE

Come le foglie d’Autunno

vibranti nel vespro vermiglio,

che il vento disperde

lontano…

come le foglie i miei canti

disperde il silenzio

pian piano.


 

Prefazione

Sentimento, nostalgia e riflessione sono i tre momenti che distinguono ed esprimono il concetto di poesia di Federico Giappichelli e ne rappresentano il filo conduttore, a volte nascosto, a volte chiaramente espresso.

E’ la prima poesia di questa raccolta che ne sintetizza la poetica: la poesia è comunicazione e trasmissione di emozioni e di sentimenti vissuti in un attimo irripetibile, quasi una serie di immagini fotografiche, da fermare e conservare soprattutto per stare bene con se stessi: “Quando il canto ti detta le sue  rime… per te soltanto annota quelle rime!”.

Ogni immagine poetica è descritta con un linguaggio semplice e la musicalità dei versi contribuisce a rendere comprensibile lo stato emotivo dell’Autore coinvolgendo sentimentalmente il lettore nei momenti di gioia, nei momenti di tristezza e nei momenti di angoscia.

 

Claudio Lucheroni

 

 

QUANDO IL CANTO TI DETTA LE SUE RIME

 

Quando il canto ti detta le sue rime

nella luce soave del mattino

ed il cuore ti colma di letizia...

            per te soltanto annota quelle rime.

 

Quando il canto ti detta le sue rime

nella quiete pensosa della sera

tra i riflessi di fuoco dell’occaso...

            per te soltanto annota quelle rime.

 

Quando il canto ti detta le sue rime

nel candore innocente della neve,

nel profumo dei gigli e delle rose...

            per te soltanto annota quelle rime.

 

Quando il canto ti detta le sue rime

nel bagliore del lampo e nello schianto

del tuono che rimbomba nella notte...

            per te soltanto annota quelle rime.

 

Scrivi! Perché? Per chi? per te soltanto:

perché il canto è letizia e nostalgia,

è splendore di luce ed è paura

            che si scioglie in un brivido di gioia.

 

Perché il canto ti sazia e ti disseta

nell’ascesa pesante della vita

e ti asciuga una lacrima cocente

            quando scende il silenzio dell’oblio.

 

NAUFRAGIO

 

Riaffiorano sull’onda tempestosa

tra bianche spume all’ulular del vento

i sogni miei come relitti vani

nel penoso naufragio vespertino.

 

E’ infuocato l’occaso che colora

di sangue il mare, il cielo e le colline

dove spaziai vestito di turchino,

assetato di luce e d’armonia.

 

Scende la notte silenziosa e cupa

senza la luna piena tra le stelle

... solo il Silenzio vigile e solenne

mi sarà guida nell’incerta via.

 

Sera di ottobre 1998.

 


 

RICORDI DELL’INFANZIA

... salendo a piedi verso San Martino.

 

Presso quel limpido rivo

che mormorava sommesso,

tra ceppi muschiosi ed il giunco

fioriva il myosotis azzurro

sull’umido bordo, ridente.

Più sù contro il sole s’ergeva

superbo il Poggiòlo1), narrando

le trame di fosche vicende.

- Saliva tra i rovi in rigoglio

il familiare sentiero.

- Danzavano rade le nubi

nel cielo d’aprile.

- Tubavano i mesti colombi

sul tetto provato dal tempo.

- Il passo allungavo, veloce,

accanto al severo maniero.

___________

1) Il Poggiòlo è un antico maniero sul colle di San Martino   (Lisciano Niccone), residenza della Gendarmeria Pontificia fino al 1860.


 

AVANZA LA MESTIZIA DELL’AUTUNNO.

 

Sotto la pioggia che cade insistente

sui pampini amaranto della vite

piangono i crisantemi reclinati

nel raccolto recinto del giardino.

Mentre suona nel vespro una campana

avanza la mestizia dell’autunno.

E tutto è solitudine profonda

nella sera che scende silenziosa.

Ottobre 1998

 

IL CONTADINO

 

Conosceva fatica ed arroganza,

la fame, la pellagra e l’etisia:

era il suo mondo tutto in una stanza

dove incontrava amore e compagnia.

 

Gennaio 1995.

 

 

LUGLIO – TREBBIATURA.

La trebbiatura coincideva con l’opprimente afa del solleone.

Rivedo, nel ricordo, il disumano lavoro dei contadini e risento le voci, i rumori, i profumi del forno e le risa delle fanciulle sull’aia che portavano una nota di conforto a tanta stressante fatica.

 

Risento l’ansimare della trebbia

nell’aia polverosa sotto il sole

ruggente del leone.

 

... nella pesante afa meridiana

voci stanche, sfocate

fanno eco

alla noiosa sinfonia

delle cicale impazzite.

 

... Il profumo d’arrosto e rosmarino

passa come una musica invitante

tra i pampini festosi della vigna.

 

... Ascolto l’allegro cigolio

del bozzello 1) che règola, cantando,

la discesa del secchio lacrimoso

nel pozzo appartato dell’orto.

 

... E voci di fanciulle innamorate

e risa pure come una sorgente

che zampilla argentina

il vento, a tratti,

nell’opprimente calura

come soave balsamo disperde.

 

Estate 1997.

___________

1) Carrucola.


 

L’AMOROSA GUIDA (A Iva)

Scritta in un momento di forte depressione

 

E’ vuoto il cuore mio del dolce canto

che la pena consola e la fa pura,

resta soltanto un rivolo di pianto,

retaggio d’ogni umana creatura.

 

Ma una trepida voce mi sta accanto

mentre la sera scende fredda e scura

e solo non son più che in quell’incanto

scompare la tristezza e la paura.

 

E’ quella voce l’amorosa guida

di chi con me divide l’ora mesta

che m’accarezza, mi sprona e mi sgrida.

 

Rompe il silenzio quella voce amica

trasforma la mia sera in una festa

e il mio deserto in una valle aprica.

 

Domenica 27/6/99 ore 22.

 

 


 

ORMAI LA NOTTE È PROSSIMA.

 

Ormai la notte è prossima,

tacete,

o passeri ciarlieri tra le fronde

del cipresso maestoso

che nel cupo

crepuscolo la cima verso il cielo

inalza come sfida all’infinito.

 

Ogni luce si smorza ed ogni voce

s’inabissa senz’eco nel mistero.

Tacete

passerotti tra le fronde!

Ormai la notte è prossima

e le stelle

s’accendono nel cielo

ad una ad una.

 

Nella mia stanca sera il vento geme

e l’accordo del coro della vita

si spegne nel silenzio

della notte.

  

Nel mio giardino

Luglio 1999.

 

 

SOGNO

 

Stanotte nell’immensa nostalgia

di Colui che dà forza e che consola,

percorrendo sentieri eccelsi e puri

m’è parso di sentire un coro d’angeli.

Era scomparso il Tempo e la Materia

e lo spazio era eterno ed infinito;

nella Luce abbagliante del sole

senza peso volavo nell’azzurro.

 

  


 

PENSIERI

(per il terzo millennio)

 

All’alba tra lampi di festa

si levi dolcissimo un canto

e varchi infiniti orizzonti

sul mondo diviso in attesa.

 

Il terzo millennio risplenda,

e, come a Betlemme, una stella

rischiari la notte profonda

e insegni alle genti la via.

 

Dicembre 1999.

 


 

ELBA  estate 1958

Temporale sulla spiaggia di S. Maria delle Grazie a Capoliveri.

 

Sento nella conchiglia iridescente 1)

la voce del mare, l’eco viva

delle grida innocenti sull’arena,

lo sciabordio dell’onda burrascosa.

... ...

Batte l’onda possente sul basalto

della scogliera viscida, ferrigna;

torna indietro la spuma minacciosa

con vaghe risonanze di paura.

 

Lo schianto della folgore

improvvisa:

il deserto sul lido;

minacciose

le nubi fanno sera a mezzogiorno.

 

L’antro vociante

a tratti si rischiara...

e lo schianto irruente si confonde

con la voce potente del tuono.

 

Poi nell’umido silenzio

mentre l’arco fulgente s’accende

torna la pace sul mondo.

E

sulle balze scoscese, sui colli,

sopra le fronde dei pini,

il sole si spezza

in mille riflessi d’argento.

 

__________

1) La voce dei ricordi.


 

SCENDE LA SERA

Nevicata della sera del 10/2/99

 

Avvolta nel suo pallido mistero

scende lesta la sera;

rabbrividisce l’orto senza vita

al soffio del rovaio.

 

Sembra in attesa il mondo

e sopra i tetti

sfuma il vapore grigio dei camini.

 

Davanti alla finestra,

trasognato,

nel gradito tepore che m’abbraccia

tornano al cuore visioni pure

e voci, e suoni e immagini... e lamenti.

 

Poi improvvisa la sera si fa bianca;

soave,

come candida infiorata

per la festa solenne del Signore, 1)

cade la neve sulla terra stanca.

 ___________

1) L’infiorata del Corpus Domini con i petali bianchi delle rose.


 

LA LUNA CRESCENTE

 

Stasera la luna crescente

m’è apparsa tra pallide stelle

nel cielo d’aprile.

C’è...

odore di terra in attesa

nell’orto...

Sui rami del melo

s’attarda una cincia:

sembra invocare la Pasqua

che affiora,

col coro delle rane,

stasera...

 

17 aprile 2000

 

 

ESTATE

 

...

Non riconosco più le dolci sere

che attardavan le voci sulla piazza...

e gridi e voli attorno al campanile

mentre nel cielo s’accendeon le stelle

e scendeva il silenzio della notte

col profumo di tiglio e di ginestra.

 

Estate 1999

 


QUANDO IMPERVERSA IL GELIDO AQUILONE

 

Quando imperversa

il gelido aquilone 1)

e la notte ruggendo

va pel mondo

io,

chiuso nel silenzio

del mio cuore

solo nel sogno

trovo la mia pace.

 

Maggio 2000

 

_________

1) Il freddo vento di tramontana (metaforicamente: la depressione)

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ERA BELLO IL GIOIOSO MATTINO

 

Quando lesto salivo le cime

per cercare più vasti orizzonti

il mio piede calcava le rocce

e formava il suo callo più duro.

 

Costeggiavo profondi dirupi

dove il sole umiliato spariva

e salivo, salivo nel vento...

e la strada scorreva sicura.

 

Quando lesto salivo le cime

era bello il gioioso mattino...

e l’incanto del sole era grande

quando lesto salivo le cime.

 

26/6/2000

 

 


 

TALVOLTA NEL BUIO PROFONDO

 

Talvolta nel buio profondo

la terra promessa, splendente,

vestita di verde e di fiori

m’appare in un arco di luce.

 

Zampillano freschi ruscelli

su ciottoli bianche saltando

e il sole v’intesse i colori

e il cuore s’arresta cantando.

Poi dolce una mano si posa

sugli occhi velati di pianto:

dileguano voci e colori

e il sonno cancella l’incanto.

 

Giugno 2000

 


 

ALLA MADRE

 

Tu m’hai insegnato il corso delle stelle

nel solenne silenzio della sera

e le strade d’argento, trasognato,

ho percorso con te nel plenilunio.

 

Con te aspettavo i tiepidi equinozi:

i mandorli vestiti di candore...

e le castagne lucide tra i ricci

raccoglievamo come l’oro puro.

...

 

  

 

SOGNO E LUCE

(il sogno ricorrente)

 

Stasera tra lampi accecanti

e il cupo rimbombo del tuono

la strada s’è fatta pesante

e al bivio ho cambiato la via.

 

Ho preso il sentiero in discesa

che conduceva alle luci

di un’ampia città sulla riva.

 

Lasciata l’immane tempesta

il passo s’è fatto veloce;

cullato da voci sommesse,

dolcissime voci, il silenzio

 

mi ha preso per mano e la sera

s’è accesa di luce soave!

 

Aprile 2000

 


 

IO CANTO...

 

Io canto per dipingere i colori

che Prosèrpina spande sulla terra

nelle brevi stagioni della vita:

colori vivi, scuri e tenebrosi

che il tempo solverà nel suo passaggio.

 

Io canto nel crepuscolo che avanza

per incontrar la notte senza stelle,

per lottare col gelido aquilone

che batte ostile e cupo alla finestra.

 

Io canto e nel mio verso solitario

ascolto la struggente melodia

che come dolce balsamo fa pura

l’anima stanca quando sulla via

incontrerà il Mistero e la Paura.

 


 

IL PLENILUNIO DI MARZO

 

E’ splendido il sogno se giunge

con l’astro 1)  che naviga freddo

nel plenilunio di marzo.

 

Risveglia le rane chiassose

nel limpido gorgo del fiume

quando sui rami del pioppo

ondeggiano i tremuli amenti.2)

 

Il sogno risveglia ancestrali

ricordi sugli aviti colli...

la fioritura dei peschi

colora le balze scoscese

tra i ceruli olivi ridenti.

 

Il sogno riporta le voci,

le grida dei bimbi sull’aia,

riporta l’accordo festoso

delle campane di Pasqua.

 

E’ splendido il sogno se giunge

col plenilunio di marzo.

 

Pasqua 1997

__________

1) La luna.

2) I fiori del pioppo

 


 

NON ALTRO CANTERO’

 

Non canterò più i cirri della sera

che percorrono il cielo spumeggianti

come un mare di porpora e d’oro,

come un campo fiorito di trifoglio.

 

Non canterò al risveglio lo splendore

del sole che s’affaccia sulla valle

e gioca con il vento nella selva

canora di gorgheggi melodiosi.

 

Non canterò: solo il silenzio

sovrano regnerà ché ormai le corde

dell’arpa mia son rotte ad una ad una.

 

Chiuderò nello scrigno del mio cuore

le briciole da offrire a piene mani

ai passeri affamati sulla neve.

 

 

 

 

50° ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO

 

Iva, ricordi il cielo di rubino

che ci accolse nel trepido viaggio

verso la vita?

 

La città splendeva

di luci,

e di voci;

di suoni, di rumori

risuonava festosa.

 

Una casa ci accolse

trepidante di casta tenerezza.

 

E la notte non venne quella sera!

 

 

12 gennaio 2000.

 

 

 


 

AD UN AMICO POETA

 

“Ogni bellezza (il Destino) in sorte

mi diede d’amare, e del sole

il luminoso splendore”

Saffo

 

Diffida, amico, quando ti dicono

che solo nell’alto Palazzo,

chiamato Cultura,

vive la bella Signora,

la dolce Poesia.

Ella non ha bisogno

per arrivare al tuo cuore

di oscuri ornamenti verbali,

di vuoti ed effimeri orpelli,

di altisonanti Accademie

aperte ai felici iniziati,

spesso vestiti di penne di pavone.

Ella è dovunque, amico,

e sempre gentile t’invita

ad un colloquio d’amore.

Ella è con te se un sogno

ti sboccia nel cuore, profondo,

se un candido affetto ti sfiora

e ti solleva leggero.

Ella è con te se il mattino

ti offre riflessi d’argento;

con te nella notte stellata

quando l’immenso splendore

dell’universo infinito

ti esalta in pensoso stupore.

Ella ti parla nei fiori

che sbocciano lungo la strada,

sui greti d’un fresco ruscello,

nei prati assolati,

tra i sassi di balze montane

battute dal gelido vento.

La dolce Poesia ti sorride

nel chiaro mattino d’aprile,

nel torrido sole d’agosto,

nei mesti tramonti d’ottobre,

nel turbinio della neve.

Ella ti è sempre vicino:

pensa con te nel silenzio,

ride con te nella gioia,

piange con te nel dolore.

Ella è dovunque, amico,

e sempre gentile t’invita

ad un colloquio d’amore.

 

Febbraio 1997

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PERCHÉ SOTTO LA MASCHERA TI CELI… ?

 

Risposta a Cato Maior. Vedi periodico L’Etruria del 15/9/99.

 

 

Cato, non ti ringrazio pel consiglio

che, non richiesto, hai dato alle mie rime,

a me basta l’immagine d’un giglio

per salire col canto sulle cime.

 

Perché sotto la maschera ti celi

per colpire con l’aspro pungiglione?

Lascia star Piedicolle ed i suoi cieli

e i prati in fiore intorno a Collazzone.

 

Io canto con le rime e col sonetto

le bionde spighe, la pula e la paglia

ed il lauro non bramo e non aspetto

il responso del premio e la medaglia.

 

Canto per me soltanto e mi consola

un brivido di gioia, una carezza,

d’un amico sincero la parola,

d’esser col mondo in pace la certezza.

 

Allora, amico, ascolta il mio parere

se giostrare con l’arco sei disposto,

all’Archidado cercano un arciere:

con la maschera va’… quello è il tuo posto.

 

Settembre 2000.

 

 


 

E SUBITO LA NOTTE SI FA LUCE

 

Stanotte nei sentieri della vita

ho colto margherite al chiar di luna...

e il mistero mi cingea la fronte

e la pace era eterna ed infinita.

 

...

Sfoglio, pensoso, come in un rosario

le tenere corolle ad una ad una

e subito la notte si fa luce

e il silenzio di musica risuona.

 

S’accende l’alba di soave albore

e di canti la selva si risveglia.

...

 

Settembre 1999

 

 


 

SOGNO...

 

...

 

1) Se chiudo gli occhi al sogno

una fiorita

immagine ritorna e mi consola

nel faticoso andare della vita.

 

2) Il sogno è la mia gioia e la mia vita

quando la solitudine m’afferra

e il silenzio nel buio m’impaura.

Nel sogno ripercorro argentee vie

ascolto i canti della primavera,

e le voci mi tornano soavi

di lontane presenze...

 

3) Io vivo quando sento la carezza

di una mano che sfiora la mia fronte

e mi guida nel buio profondo

che subito s’accende di splendore.

 

...

 

 


 

VORREI...

 

Vorrei lasciar sul prato che calpesto

col piede ingrato una vereda 1) in fiore

 

scintillante di luce e di colore

come un’alba radiosa a primavera.

 

Vorrei lasciar le impronte senza macchia

nell’immagine pura che cancella

le brutture del mondo quando cade

lentamente la neve silenziosa.

 

Vorrei lasciare per le vie del mondo,

che ho percorso, cantando, in compagnia

d’amorose presenze verso il sole,

un myosotis azzurro, una pervinca,

il profumo di un giglio e di una rosa.

 

Vorrei lasciare l’eco dei miei canti

nella notte serena, rilucente

di stelle e nel chiarore della luna

che gioca con le nubi a rimpiattino.

 

Vorrei... vorrei... vorrei, ma la mia voce,

senza più risonanza nel deserto,

nel profondo silenzio della sera

si spegne lentamente nell’oblio.

 

2 gennaio 2001

__________

1) Dallo spagnolo: sentiero, percorso.

 


 

L’ANGELO BIANCO  (NATALE)

 

Nel silenzio dei campi addormentati

sotto il gelido manto delle stelle

passa un angelo bianco

a benedire le case e le capanne.

 

Origlia alla finestra ed alle porte

dei casolari poveri; accarezza

il sonno innocente dei bimbi

e si sofferma, pensoso,

al capezzale della sofferenza.

 

Poi va leggero, senza far rumore,

sulla neve, sul mare, sul deserto...

e in un attimo arriva

sulla grande metropoli gaudente.

 

Entra, non visto, nei parchi e nei viali

splendidamente ornati

e si rattrista

quando negli angoli oscuri,

sotto i ponti, tra i rigidi cartoni

incontro creature senza nome

che dormono coi cani vagabondi.

 

...

 


 

ESCONO I SOGNI

 

Escono i sogni

dai cupi abissi dell’anima

e,

come il sole nascente

dipinge gli anfratti di luce

e d’ombra e mistero e mistero la selva,

accendono i sogni inattese

azzurre visioni

e spettri dal macabro volto.

  

Giugno 1985

 

 


 

I LUMINOSI GIORNI

 

Ora ricerco i luminosi giorni

di primavere lontane

che aprivano al canto del gallo

finestre luminose sul mondo.

Era radioso il mattino d’aprile

mentre le rondini al nido

garrivano sotto la gronda.

Garrivano liete e la festa

cresceva coi trilli d’argento.

Anch’io, come loro, sognante,

portavo al mio trepido nido

le note dei garruli canti.

 

Nel fresco mattino d’aprile

coglievo fiori variopinti

per intrecciare in silenzio

un serto di canti

da offrire alla Primavera.

Le delicate corolle

al tocco delle mie mani

ruvide si scioglievano

in una pioggia di petali danzanti

che il venticello portava

lontano...

 

 


 

SERA

 

Piega la fronte all’Ave della sera

stanco viandante con il tuo fardello

pesante di rottami e cianfrusaglie.

E’ questa l’ora soave del giorno:

l’ora del consuntivo e del riposo.

Verrà la notte, poi, piena di lampi...

ma il sonno lieve come una carezza

tutte cancellerà le tue paure.

 

 


 

LE STELLE DI SAN LORENZO

 

Disteso sull’erba del prato

nel caldo meriggio d’Agosto

ho ripercorso, sognando, sentieri di luce;

come una volta ho cercato

la fonte dell’acqua pura.

Passavano rade nel cielo

nuvole senza pioggia,

s’udivano voci confuse,

lontane, poi nulla.

Nel caldo meriggio d’agosto

ho contato

nel sogno, nel buio,

le stelle di San Lorenzo

cadenti nel cielo infinito.

 

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LA MIA NOTTE

 

La mia notte è una selva melodiosa

che splende nel lucente plenilunio

e risuona di voci lontane

nell’abisso ancestrale dei canti.

 

La mia notte è una rosa profumata

bagnata di rugiada mattutina.

 

La mia notte è una festa sul mare

che si tinge d’azzurro sulla riva.

 

 

 

 

 


NAVIGAVO NEL CUORE DELLA NOTTE

 

Un sogno dolcissimo

e un nebuloso risveglio nella dura

realtà della vita quotidiana.

 

Navigavo nel cuore della notte

sognando con la luna e con le stelle,

pallide sentinelle tra le nubi,

bianchi velieri nel superbo mare.

 

Sotto la grande quercia riposavo

per ascoltar la voce melodiosa

del vento sussurrante tra le fronde

e quella del ruscello canterino.

 

... Mentre di suoni e voci rifioriva

l’azzurra nostalgia degli anni verdi

precipitò la luna dietro il monte

e l’alba ostile mi negò la luce.

 

 

22/7/2001

 

 

 


 

LA VOCE DEL VENTO

 

Ascolto la voce del vento

frusciante tra i rami

che sveglia nell’alba radiosa

la selva canora.

 

S’accendono i cirri nel cielo,

di luce risplendono i prati;

s’innalza l’allodola dolce

in alto all’incontro col sole.

 

La voce del vento accarezza

le messi dorate ed i fiori,

sorpresi nel sogno sui clivi,

bagnati di rorido pianto. 1)

 

30/6/2001

__________

1) La rugiada

 


 

MAGGIO

 

Sgorga tra rocce scintillanti al sole

del dorato mattino un’onda pura

di fresca fonte e canta rallegrando

con la sua voce tutta la foresta.

 

Scende la tortorella alla sua riva

per dissetarsi e si rallegra il mondo

al suo tubare e il cùculo in cadenza

risponde roco e l’usignolo dolce

apre il suo canto all’armonia soave

del maggio sfolgorante di ginestre.

 

E tutto è vita, canto e giovinezza,

ma mentre il mondo ride nell’azzurro

io piango nel grigiore e nel silenzio.

 


 

IL SOGNO  - notte del 26-7- 2001

Nel dormiveglia della notte del 26-7-2001 a Careggi, dopo l’intervento di angioplastica alle coronarie.

 

Incombe cupa la sera

con l’ombre lunghe e le luci

riflesse del sole calante

che ormai

s’attarda soltanto

alle chiuse finestre.

Non altro...

la luce di fiochi lampioni

s’accende.

E subito è notte.

Tra i tigli maestosi una folla

vestita di candidi lini

s’aggira.

E voci sommesse,

sospiri,

e grida indistinte,

richiami...

Anch’io trepidante,

confuso,

guidato da mano sicura

di un biancovestito compagno

vo avanti in silenzio,

sognando.

Da un gruppo ad un tratto si leva

solenne, festoso un saluto:

-O Dino, chi porti per mano?

Allora mi volgo al compagno

ma sento allentarsi la stretta.

Fredda la mano,

tremante,

afferra, improvvisa la Notte...

ché Dino Campana,

il dolce infelice compagno,

tra gemiti e pianto

nel nulla è scomparso

veloce.

 


 

MENTRE TRANQUILLO NAVIGAVO

 

Mentre tranquillo navigavo

nella fragile barca dei sogni

s’è alzata improvvisa la tempesta

con rossi bagliori di fiamma.

Solo, smarrito, nel tumulto

dei venti e nel guizzar dei lampi

il boato del tuono mi ha sconvolto

e m’ha gettato in mano alla paura.

Poi

sullo scoglio roccioso

battuto dall’onda crudele

il sale ho assaporato che brucia

e la sete, lo sconforto e l’amarezza.

 


 

LA VOCE POTENTE,

 

Io sento la tua voce potente,

Signore, nel silenzio della sera

quando le stelle indifferenti

s’accendono nel cielo ad una ad una.

 

E Tu, mi porterai per mano,

Signore, nel buio della notte

per asciugare il mio pianto;

per convertire le mie lacrime

in limpide gocce di rugiada.

 

Solo con Te, Signore,

percorrerò la via che conduce,

oltre le tenebre e il Muro,

verso la Luce e l’Infinito.

 

 


 

T’HO CERCATO SIGNORE...

 

T’ho cercato, Signore, al risveglio

tra stille di fresca rugiada

che specchian la luce dorata

del sole potente, luminoso.

 

T’ho cercato, Signore, nella spuma

del mare sonoro che s’infrange

senza sosta sull’umida battigia

e canta e rugge con potente voce.

 

T’ho cercato, Signore, nella notte

solo col mio dolore nel silenzio,

solo, piangendo, fin che lentamente

gli occhi si sono chiusi al dolce Sonno.

 

Allora lieto per le vie del Sonno,

con Te vicino m’è sfuggito il mondo

e il tempo e le tempeste e la paura,

... e gli occhi, al sogno aperti, erano chiusi.

 

Notte del 12 agosto 2001

 

 


 

AVE MARIA 1)

 

 

Ripercorro talvolta immense lande

sotto il sole cocente e l’aspro vento;

dove vado non so nel mio viaggio

ché il Mistero m’avvince e m’impaura.

 

... ...

 

Quando s’infiamma l’astro della sera

e il passo si fa stanco sulla via

una voce dolcissima mi canta

come una volta ancor: ave maria!

__________

1) Nella triste sera che avanza, la forza della Fede sostiene i miei passi stanchi e mi incoraggia a continuare la strada...

 


 

SIGNORE, TU SARAI LA MIA SPERANZA.

Preghiera.

 

Quando tra nubi gonfie di tempesta

la mia pena sconfina in dolce pianto

apri, Signore, la tua porta d’oro

e mostrami la luce del tuo volto.

 

Trasforma le mie lacrime cocenti

in gocce di rugiada fresca e pura

dove si specchia il sole del mattino

ed in mille riflessi si diffonde.

 

Signore, Tu sarai la mia speranza

quando alla porta tua verrò tremante:

come un amico porgimi la mano

e come Padre stringimi al tuo petto.

 

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STILLE

 

L’infinito m’abbraccia...

L’infinito m’abbraccia nel mistero

della festa radiosa dell’alba

quando in pace col mondo

mi risveglio assetato di luce.

 

Marzo 1998

 

Rivivo la struggente tenerezza

Rivivo la struggente tenerezza

che il cuore rende limpido cristallo

quando la neve cade

a larghe falde.

 

 

Come lampi d’agosto

...e corro, corro, corro col pensiero

brancolando nel buio che s’addensa

verso la Luce bella della Vita

che s’allontana come una chimera.

Come lampi d’agosto

tra tempestose nubi

passano i giorni veloci

in mesta solitudine.

 

30 agosto 1998  dopo la broncopolmonite virale.

 

 

Pensieri...

Perforando il silenzio e la paura

ho trascorso la notte senza fine

muto a contar le lacrime cocenti

al ritmo senz’eco dei ricordi.

 

 

Nella soffusa luce...

Nella soffusa luce della sera,

come mesti rintocchi di campane,

evanescenti  come una preghiera,

tornano al cuore le voci lontane

 

Sera

Di porpora e di fuoco

il cieli avvampa,

poi...

lentamente si stinge

in triste ardesia.

 

Conforto

Superba

verso il cielo al chiar di luna

vigila

come roccia immacolata

l’amica mia

la dolce Poesia.

 

1996

 

Le pervinche 1)

Occhi di cielo, innocenti

come il sorriso di un bimbo,

le azzurre pervinche

nell’ombra

del solitario giardino

salutano il sole d’aprile.

__________

1) Friedrich von Hardenberg (Novalis 1772-1801)

Il poeta romantico tedesco nel romanzo incompiuto “Heinrich von Ofterdingen” vede nell’immagine della “baue Blume” (il fiore azzurro) il simbolo della tensione romantica...

 

 

 La mia vita fioriva come il pesco

La mia vita fioriva come il pesco

di rosate corolle a primavera;

ascoltavo le rondini al mattino

garrire come musica alla gronda.

...

 

Un coro di trilli festosi

Un coro di trilli festosi

ha salutato il risveglio

stamani.

Si chiamano i merli al convito

sul grande ciliegio dell’orto.

 

Il  sonno è arrivato

Il sonno è arrivato come un angelo

col morbido tocco delle dita...

è cominciato allora il viaggio,

leggero, attraverso i sentieri

di luce inondati e di canti.

 

Notte del 16 agosto 1999

dopo giorni di forte depressione.

 

 

 

Anche il dolore

Anche il dolore

è dolce poesia...

 

Ottobre 1999

E’ colmo il mio cuore di canti

E’ colmo il mio cuore di canti

come la nuvola estiva al meriggio

gonfia di tenebra e di luce

bordata di candida spuma...

 

Ottobre 1999

 

 

 

Inverno

...

Anche stamani all’alba tra le voci

che il risveglio riporta sulla via

la dolcissima gioia del Natale

ha riempito il mio cuor di nostalgia.

 

Dicembre 1998

 

 

 

L’inconsutile veste

L’inconsutile veste che indosso

di rozza tela,

incolore,

è la stessa che mia madre

tessé con le sue mani

abili, callose,

al sonante telaio.

 

Ottobre 1999

 

La notte è eterna

La notte è eterna

quando nella stanza

l’implacabile voce del silenzio

nel profondo del cuore

batte l’ora.

 

Novembre 1999

 

 

Voglio, Signore, un Angelo vicino

Voglio, Signore, un Angelo vicino

quando nei cupi sentieri

cosparsi di spine

la notte improvvisa mi coglie

 

 

 

Alla città ideale dei miei sogni

Alla città ideale dei miei sogni

m’incamminai con l’animo sereno

e il cuor velato di malinconia.

 

Sorgeva sopra un colle, risplendente,

con le cupole d’oro e con le torri

merlate che svettavano nel cielo.

...

 

 

Quando la notte tempestosa

Quando la notte tempestosa

nella pace del sonno si dissolve

assopito il pensiero s’annulla

nella luce soave dell’alba.

 

 

Scandiva la veglia notturna

Scandiva la veglia notturna

sommesso il rumore del tarlo

e il vento batteva alle imposte

sconnesse, a suo modo, cantando.

 

E’ stata la mia vita un sogno puro

E’ stata la mia vita un sogno puro

sbocciato nel silenzio, una cascata

di stelle nella notte...

 

 

 

Col cuore puro

Col cuore puro colmo di canti

mi immergo nel crepuscolo fiammante.

Col pesante fardello dei rottami

ritorno a te, Signore...

 

 

Tra nubi ricamate di vermiglio

Tra nubi ricamate di vermiglio

il sole scende con il suo fulgore.

...

 

 

Verrà la notte

….

Verrà la notte e solo coi tuoi canti

aspetterai il ristoro , ché nel sonno

l’anima vola oltre il tempo, pura

verso orizzonti eterni ed infiniti.

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