PRESENTAZIONE

 

Il patrocinio del Comune di Lisciano Niccone al prezioso lavoro del maestro Federico Giappichelli nasce innanzitutto dalla volontà di esprimere un doveroso apprezzamento e gratitudine al valore umano ed artistico di un autore figlio delle nostre vallate, interprete sensibile dei sentimenti profondi che da sempre hanno costituito la trama vitale del nostro tessuto sociale e che tuttora sottendono - con i necessari cambiamenti imposti dal progresso - i comportamenti delle vecchie e nuove generazioni, costituendone patrimonio genetico essenziale ed inossidabile.

Nello scenario rivissuto nelle poesie del maestro si sono maturati e consolidati i valori che hanno consentito alle nostre popolazioni di assimilare con equilibrio i vantaggi di cambiamenti epocali senza ripudiare le origini: l’emancipazione dalla povertà senza sprofondare nel consumismo ostentato, il riscatto graduale da rapporti di lavoro medievali - quasi schiavitù - senza vendette traumatiche, la sconfitta dell’analfabetismo senza sostituirlo con altre discriminazioni culturali, il superamento di una guerra - anche civile - senza avvilupparsi in una spirale d’odio.

Emergono forti segnali di modernità, utili a prevenire e contrastare anche nuove degenerazioni portate dalla ricchezza diffusa e dai nuovi poteri.

Il bambino sdraiato per terra che segue, nella poesia che ha dato il titolo al libro, l’ombra delle nuvole nel loro peregrinare da un colle all’altro, da una valle all’altra, non può non rappresentare una volontà di superamento di anacronistici confini, comunali e regionali, che non sono riconoscibili nell’unitarietà - da sempre - del mondo naturale e che tendono ad una unitarietà politica in una prospettiva sempre meno utopica.

E’ un messaggio importante, per le nuove generazioni, che noi vogliamo rilanciare soprattutto attraverso la cultura: una cultura che ha le sue radici nei versanti della valle e rappresenta il vissuto quotidiano delle nostre genti.

La memoria storica è indispensabile per comprendere il presente e per costruire il futuro.

 

Adamo Sollevanti

Sindaco di Lisciano Niccone

PREFAZIONE

A "L’ombra delle nuvole" si diventa ricchi.

Anzi, si riscopre che lo saremmo sempre stati e potremmo continuare ad esserlo, semplicemente rallentando la corsa smaniosa alla ricerca insensata di miraggi e riuscendo a percepire il valore di quel poco, ma tutto, che ci circonda: i cicli della natura, le tappe di una vita normale, gli affetti che ci legano alle persone e alle cose.

Federico Giappichelli è un maestro nel ricondurci lungo le emozioni e le scoperte della sua fanciullezza, in una Val di Pierle serena, quasi stereotipata e depurata - come in un mito - dalle comuni perturbazioni nella natura e negli uomini: solo qualche tuono a rafforzare la solarità dei panorami; e le fugaci paure di un bambino a sottolineare la sicurezza protetta in una collettività sana.

Immagini nitide e vive; registrate dagli occhi spalancati di un fanciullo attento, curioso, incantato; riflesse attraverso il filtro di tante stagioni che hanno radicalmente cambiato giochi, lavori, comportamenti, ritmi, valori. I fotogrammi di un mondo scomparso - naturale e soprattutto sociale - rivivono evocando sensazioni e comportamenti perduti, di grande valore documentativo.

L’uso del tempo imperfetto tradisce il sentimento di nostalgia - talvolta compiaciuta - fino a infondere un'anima buona a cose ed animali: empatía con la natura e la collettività, come risultato di un processo di identificazione autorassicurante.

Ma l'immersione è totale - ed il passato diventa presente - quando l'emozione raggiunge l'apice del coinvolgimento (la morte della nonna e del verdone; la nascita del vitellino) o quando il ricordo diventa insegnamento morale (la sacralità del pane).

Addirittura il cambiamento di tempo avviene all'interno di una stessa composizione, quando il ricordo viene inconsapevolmente risucchiato nella realtà:

Bastèva 'na cannuccia e 'na boccétta /... Mo' è tutto pronto!...

L'armonia delle immagini è sintonizzata con la fluidità musicale della metrica, scandita da un endecasillabo sempre perfetto e da una rima mai ricercata, che sgorga sommessa e naturale; in un dialetto orgogliosamente riscattato dal complesso di inferiorità di lingua plebea a codice nobile, capace di interpretare l'anima antica della collettività.

Il lettore che saprà centellinare le emozioni evocate, resistendo all'istinto di trangugiarle, potrà accumulare un impagabile debito di serenità nei confronti sia di "Righino" che del Maestro Giappichelli.

L’ospitalità che questi fogli trovano fra tante pagine poetiche rappresenta per me, oltre che un onore, il privilegio della speranza di poterne assorbire l'insegnamento di saggezza di vivere.

Mario Tosti

 

INTRODUZIONE

Alcuni anni fa, percorrendo in un limpido pomeriggio di primavera i sentieri campestri attorno a Mercatale, l'ombra delle nuvole sulle colline mi riportò improvvisamente indietro nel tempo, riproponendomi un'immagine identica, dolcissima, della mia infanzia.

Mi rividi ragazzo sdraiato sull'argine del Niccone intento a giocare con l'ombra delle nuvole che segnava sui poggi i confini della Valdipierle.

Traboccarono allora nella mia mente i ricordi lieti, sereni, pensosi, legati ai luoghi ed alle persone a me care.

Pensai quindi di fissare quelle immagini, quei ricordi perché, come l'ombra delle nuvole, non si dissolvessero nel nulla.

Nacquero così questi rustici versi in vernacolo, lingua autentica di quel mondo in gran parte perduto, espressione talvolta povera e rozza, ma sempre armoniosa, viva ed efficace.

Federico  Giappichelli.

 

INDICE

 

L’OMBRA DELLE NUVOLE

IL VERDONE

Pel ciccicocco tutti ci ardunèva...

Erme ‘n quei tempi buj tutti lòcchi...

De marzo se cerchèon le mammoline

SE DISEGNÈA COL GESSO ‘NA CAMPÈNA...

TRÉNTO SALÌA TA QUEL’ANTACCHE ALTE

PE’ L’ACQUA SANTA...

PIÙCCHE CI ARPENSO E PIÙ ME SEMBRA JÉRI...

SE CERCHÈVON LE LÒDELE CO’ L’ÒCCHJ...

SE FACÉVONO I CIÙFILI COL VÉNCO...

NUN CI MANCHÈVA GNÈNTE

IO GUADAGNÈVO BÉNE...

A PIGLIÈ ‘L LATTE GÌO TUTTE LE SERE...

CI PIACEVA DÈ GHJÉTRO A ‘N DIGOLÒTTO...

PER VIA CHE ‘N SE SFONDÀSSONO LE SÓLE

I FIORI DEL LINO

L’ASILO DELL’ELVIRA 

LA MI BARCHINA È BELLA

L’EMMA E L’ELVIRA CI ARDUNÈON VIA VIA...

CORRONO SVELTE LE LASTRINE... 

BASTÈVA ‘NA CANNUCCIA E ‘NA BOCCÉTTA

LA ZUCCA PELATA

DOPPO PASQUA SE GÍVA AI SCOPETELLI

DE MAGGIO GIUPPE L’ORTO DEI MULINO...

SE CONOSCÉA I CERASI...

A MAGGIO LAPPE ‘N CAMPO DE TRIFOGLIO

LÓNGO LE STRÈDE VERSO L’ASCENSIONE

QUANDO ARIVÈVA GIUGNO COI SU FIORI...

QUANTO T’HAN FATTO LE TU’ LUCCIAPALLE...

LE CENTÈRBE PER FÈ L’ACQUA ODORÓSA

QUANDO TE CADE ‘N PIZZITTÌN DE PANE 

QUANT’ÉRON BELLE QUELE CÈRQUE GROSSE...

VIÉN QUA DA ME CHE CI HO ‘N SOCHÉ, RIGHINO

SPESSO se gia a la noce de baschjeno...

DAL GRAN CALDO BRUCÈVONO ANCO I SASSI...

LÉMME SINTITO DI’ DE ‘ST’AGGIGGINO

TRA NOVEMBRE E DICEMBRE A SAN MARTINO

QUANDO D’AGOSTO CÀNTON LE CICHÈLE

LA GITA ALLA COLONIA DI GINEZZO

LA BOTTEGA DEI FALOMI

ORI

EL LILLO

LA TETTOIA DEI NARDINI

LA DOTTRINI

LA PRIMA COMUNIONE

IL VITELLINO

IL COLTELLINO

LA FIONDA

RICORDI DELLA NONNA ANNA

A SCÒLA ARÉMME ‘N TANTI

COI FOGLI DE GUADERNO...

QUANDO SPUNTÈON LE FOGLIE...

A MERCATÈLE I FRÉGHI 'NN ÉON PENSIERI

VISITA AL CASTELLO DI PIERLE

ALLA PINETA

"NOI SIAMO L'EMBLEMA DEI FIORI"

IL SAGGIO GINNICO

LA CARTELLA

GLI ZAMPOGNARI

NATALE 

IN QUARTA

LA QUINTA PRIVATA

IL MIO LIBRO DI QUARTA

I CALZONI LUNGHI

LA BICICLETTA

LA SCUOLA DI S. ANDREA

CASAVECCHIA IERI E OGGI

 

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