FEDERICO GIAPPICHELLI

 

  

IL PORTO SICURO

 

 

FEDE E SENTIMENTO

 

 12 giugno 2005


L’aver raccontato (queste cose) non significa voler imporre al lettore la mia ingombrante persona. Non credo che gli interessi particolarmente il mio sofferto amore per questa terra, un amore che... ha unito saldamente le vecchie alle nuove generazioni. La narrazione non deve sembrare condizionata (perché vengono raccontate cose apparentemente effimere e modeste) dall’esterno, non deve aver per fine la contingenza del tempo. Dietro la contingenza del tempo c’è sempre l’eterno.

Da: “La vita in campagna” di Bino Sanminiatelli.

 

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INDICE

 

 

1.      Il porto sicuro

2.      E’ il mio cuore una trottola viva

3.      Quando discende la sera

4.      Pranzo di Natale

5.      Miracolo di luci e di colori

6.      Il mese di maggio

7.      Nostalgia di settembre

8.      Lamento

9.      Immagine autunnale di Castelluccio da Norcia

10.    La “peregrinatio” della Madonna del Conforto

11.    Mattino sereno d’autunno

12.    L’autunno è un gotico puro

13.    Madonna della Croce

14.    San Remo 1968

15.    Nel mio giardino

16.    Ritorno a casa

17.    Stanco guardavo dai vetri

18.    I fantasmi; la luce; il sonno

19.    Le foglie morte   1

20.    Le foglie morte   2

21.    Lux

22.    Io cerco la pace

23.    Sconforto

24.    Torna il silenzio

25.    Sera di estate

26.    Il tempio risuonava d’armonia

27.    Pensieri di fine anno, secolo e millennio

28.    A Francesca Mondovecchio

29.    Ilaria

30.    Ad Andrea Di Muzio

31.    A Don Sante Felici

32.    A Melissa
 


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PREFAZIONE

 

 Solo la semplicità, l’umiltà possono rendere grande una persona! Così era nella vita Federico Giappichelli. Per ricordarlo ad un anno dalla sua scomparsa.

 

ANCORA TI RIVEDO

 

Com’è volato il tempo,

ma ancora, il tuo pallido viso io rivedo,

quella lacrima affogar sulla tua guancia

mentre un rosario stringevi nelle mani!

E’ ancora fresco il tuo ricordo,

come la rugiada del primo mattino,

verde come i pascoli a primavera,

lieve come le rime

del malinconico poeta.

Trema la voce mentre lei ti chiama

e pace non sa trovare il suo cuor,

ma quanto amore ancora ti dona,

le manca il tuo sorriso

che appena dalla bocca accentuavi,

quelle dolci carezze,

leggere come il volo di un gabbiano.

Ancor ti rivedo in quella casa,

sperduto nella sera,

nel profondo della notte,

in quelle mattine dipinte dall’aurora

nei giorni vuoti per il tuo silenzio.

Ora lei dal suo cuore,

coglie e ti porta un fiore;

bagna quei petali col pianto,

perché farlo appassir, mai non vuole!

Alberto Berti


 

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IL PORTO SICURO

da un frammento del maggio 1944.

 

In quella piovosa primavera del 1944 l’incubo del fronte della guerra che si avvicinava ci incuteva terrore e preoccupazione profonda.

Le funzioni serali dei mesi di maggio e giugno richiamavano nelle chiese la popolazione della valle. La fede nell’aiuto di Dio era, in quei giorni grigi, l’unico conforto per tutti.

I giorni della grande paura vennero, purtroppo, portando distruzioni e lutti. (La mia famiglia ebbe la terribile prova della morte di mio fratello Angelo.)

 

Io vedo nel profondo del mio cuore

un angolo di luce cristallina

che brilla luminosa nel grigiore

come perle d’argento sulla brina.

 

Mi conforta nel buio a tutte l’ore,

mi dà coraggio nel cammino oscuro;

se stanco mi trascino nel torpore

è quella luce il porto mio sicuro.

 

Intorno è rifiorita primavera,

ma cupe nubi annuncian la tempesta:

grava sul mondo l’ombra della sera!

 

Ma io non temerò la grande prova

ché quella luce mi dà forza, e lesta

nel cuore la speranza mi rinnova.

 

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E’ IL MIO CUORE UNA TROTTOLA VIVA

da un frammento del 1944, rivista nel febbraio 1996.

 

Questi versi sono legati al ricordo di un giocattolo della mia infanzia: la trottola.

Nelle mie mani di fanciullo la trottola non dava prestazioni eccellenti: sobbalzava incerta e ben presto si adagiava su un lato e si arrestava, lasciandomi l’amarezza della sconfitta.

Allora Angelo, il mio fratello, con la sua mano sicura (calda) di adolescente la “sfiorava” e la trottola girava, girava sotto i miei occhi incantati.

Così nella vita per far girare la “trottola” dei miei sogni ho spesso cercato una mano amica che desse la spinta d’avvio... ma quasi sempre ho trovato il silenzio.

Allora ho chiuso “le parole, i canti, le rime” nello scrigno segreto del cuore... dove è la luce e la gioia più pura.

 

E’ il mio cuore una trottola viva

tra le mani di un bimbo innocente

che sobbalza e s’arresta per niente,

ma riprende a ruotare giuliva

 

se una calda carezza la sfiora.

Il mio cuore è un accordo sublime

di parole, di canti, di rime;

come il cielo sereno all’aurora

 

il mio cuore in attesa si culla!

Ma il silenzio che regna sovrano,

tutto intorno, lo spinge lontano

mentre l’eco si perde nel nulla.

 

I suoi sogni il mio cuore assicura

a uno scrigno segreto, profondo,

dove è tutta la luce del mondo,

dove regna la gioia più pura.

 

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QUANDO DISCENDE LA SERA

da un frammento del 1944, rivista nel febbraio 1996.

 

Quando discende la sera

mi giunge una voce lontana

dolcissima e pura.

 

E’ il sogno, mia vita e mia luce,

che tutte cancella le pene del giorno.

 

Il sogno è la musica di un organo

che vibra nel silenzio

del cuore assetato di cielo.

 

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PRANZO DI NATALE

Ricordi del pranzo natalizio in casa mia, a Mercatale verso i primi anni trenta.

 

E’ giorno di “strinore”, ma la bruma

non c’è tra le pareti della stanza:

nel focolare, allegro, si consuma

il grosso ceppo che da ieri avanza.

 

Intorno alla vecchia tavola imbandita,

con la tovaglia ornata d’orlagiorno,

pel pranzo di Natale s’è riunita,

contenta, la famiglia a mezzogiorno.

 

Eccoli tutti cinque col vestito

pulito della festa… alla ristretta

son sette i piatti buoni del servito

e intorno le posate e la salvietta.

 

Il meglio butta fuori la famiglia,

oggi, si sa, bisogna far figura!

Scintillano i bicchieri e la bottiglia,

l’acqua del boccalino è fresca e pura.

 

Dietro i vetri la brina, sopra i tetti,

al sole brilla come fosse argento,

fuman nella tarina i cappelletti,

lo spiedo avanti al ceppo gira lento.

 

La bella festa va con allegria

(i nonni dal ritratto son presenti)

voci confuse giungon dalla via:

tutti si fan gli auguri e son contenti.

 

Poi, quando col panforte e col vinsanto

si mette quel che resta alla credenza,

dal quadro tutto copre, col suo manto,

la Madonnina della Provvidenza.

 

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MIRACOLO DI LUCI E DI COLORI

Dalle mura di Cortona, 18 luglio 1995, ore 9.30

 

Aspice quos summittat humus formosa clores.

Vedi quanti colori getta ai nostri piedi la splendida terra.

Properzio

 

E’ luglio, sotto un cielo di cristallo,

pulito dalla brezza che rinfranca,

con lo sfondo ametista, l’ocra, il giallo

giocan col verde nella luce bianca. 1)

 

Al di sopra dei tetti, gridi, voli 2)

intrecciano un accordo vivo, santo;

nell’immensa distesa i girasoli

disegnano poligoni d’incanto.

 

Questo stato di grazia certamente

nutrirono nel cuore Luca, Pietro

e Gino 3) e gli altri; tutti nella mente

luci e colori si portan dietro.

 

E come in uno scrigno a quel tesoro

attinsero, incantati, sino in fondo.

...Anche stamani nella luce d’oro

il nome di Cortona va pel mondo! 4)

 

___________________________

1) Limpida, trasparente.

2) Il volo festoso dei rondoni.

3) Luca Signorelli, Pietro Berrettini, Gino Severini: i grandi pittori cortonesi.

4) Cortona sarà ricordata anche per i suoi splendidi panorami.

 

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IL MESE DI MAGGIO

da un frammento del 1944, rivista nel febbraio 1996.

Mercatale, Cappella Cinaglia.

 

Le funzioni del mese di Maggio erano molto frequentate a Mercatale. Si facevano nella Cappella Cinaglia, nella quale, il primo giorno del mese, veniva celebrata, con solennità, la festa della Madonna. Ricordo il coro delle ragazze, diretto dalle sorelle Elvira ed Emma Mariani, che eseguiva, in modo ineccepibile, le belle canzoncine, una diversa per ogni giorno del mese, del maestro mons. Raffaele Casimiri. “Col tramonto dei celeri giorni…” restava in tutti una soave e dolce nostalgia per quelle belle sere che passavano troppo presto.

 

E’ giunto il mese che la falce lesta

il fieno stende, che i rondoni a sera

empion di gridi, dopo la tempesta,

il cielo azzurro, come una preghiera.

 

“Col riso déi cieli...” il primo giorno

cantano le ragazze alla chiesina;

noi ragazzini, buoni, tutti intorno

all’altare si sta con la cottina.

 

Guarda fissa dall’alto la sua gente

la Madonnina tra i fiori e i candelieri,

tiene in braccio il Bambino sorridente...

Gli uomini in fondo, in piedi, seri seri

 

stanchi dopo il lavoro, a testa bassa,

ascoltano la dolce melodia,

che, con l’odor dei gigli forte, passa

dalle finestre aperte sulla via.

 

Ma il tempo lesto fugge; nei dintorni,

delle ginestre d’oro è giunta l’ora;

or “Col tramonto dei celeri giorni...”

si chiude il mese che d’incenso odora.

 

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NOSTALGIA DI SETTEMBRE

17 settembre 1995

3a domenica di settembre a S. Maria delle Corti, Festa della Madonna Addolorata.

 

Ignare della festa che un tempo

portava letizia nella valle

son fiorite a settembre sui greti

le gialle margherite, esultanti. 1)

 

...Suonava la banda sulla piazza,

correvano i bimbi gioiosi

tra la folla devota in attesa.

Poi nel silenzio sacrale

s’alzava il coro e scendeva solenne

il dolce simulacro della Madre: 2)

Stabat Mater dolorosa...

Allora si scioglievan le campane

e bella nei cieli, festosa,

la dolce melodia si disperdeva...

 

Oggi come allora, s’affaccia

sullo sfondo trasparente di un tempo

il Catria immutabile, eterno.

Ma, nell’opaco silenzio, l’oblio

lentamente cancella

Santa Maria delle Corti! 3) Amen.

 

___________________________

1) Le bellissime margherite gialle del “Topinambur”, dette impropriamente “tartufi”.

2) La bella statua della Madonna Addolorata.

3) La Chiesa di Santa Maria oggi è ridotta un rudere.

 

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LAMENTO

sopra le rovine della chiesa di Santa Maria delle Corti

Lisciano Niccone, 25 novembre 1995

 

“Molti giorni di festa passano per te silenziosi, divinità del tempio  in rovina.”

da Tagore “Gitanjalia” LXXXVIII.

 

Percossa dalla pioggia e dal vento

non risuona più la navata

del canto devoto dei fedeli,

e il campanile mutilato

ha perso la voce sonora

che un giorno invitava

alla preghiera vespertina.

 

Tra i ruderi lacerati,

nel silenzio che regna sovrano,

l’eco s’è spenta d’ogni voce

nella casa del Signore in rovina!

 

Erra la frescura di aprile,

libera tra i sassi e la polvere,

portando notizie di giunchiglie

che un tempo. a primavera,

riempivan di luce il sagrato

e di profumo gli altari.

 

Chi frequentò da fanciullo quel tempio,

(nei giorni lontani)

s’arresta smarrito

dinanzi al lugubre squallore

della casa del Signore in rovina!

E mesto ritorna al passato,

quando i falò della sera

ardevan nel buio imminente...

e attende, come allora,

il dono prezioso della Fede.

 

Come giorni senza nome

passano silenziose le Feste

nella casa delSignore in rovina!

 

Dinanzi agli altari diruti,

spogli d’immagini soavi,

oggi ogni lampada è spenta

e, senza il segno di Dio,

nella navata tenebrosa

scorrono le notti senza luna.

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IMMAGINE AUTUNNALE DI CASTELLUCCIO DA NORCIA

30 ottobre 1995

 

Lame d’ombra, possenti, dalle gole

di Forca Canapine sulle groppe

s’avventano e sul piano solitario.

 

Dardi di sole incidono le vette

coronate da nubi vaporose,

e candide e rosate e cupe e d’oro.

 

Nel vecchio borgo, in alto, le campane

piangono a tocchi cadenzati, mesti...

passa tra le rovine, lentamente

lo sparuto corteo salmodiàndo.

 

In basso, a destra, come una fiorita

aiuola, aspetta il figlio nella pace

il piccolo recinto benedetto.

 

Nel silenzio solenne della sera,

che scende inesorabile, dai tetti

spire di fumo s’alzano nel cielo. 1)

 

Nella quiéte sovrumana il Vettore,

occulto nel suo nembo che s’imbruna,

sul pianoro deserto è ognor presente.

 

___________________________

1) Et iam procul villarum culmina fumant,

maioresque cadunt altis de montibus umbrae.

(E i comignoli dei casolari ormai fumano da lontano

e le ombre più grandi calano giù dagli alti monti.)

Virgilio, Bucoliche.

 

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LA “PEREGRINATIO” DELLA MADONNA DEL CONFORTO

Terontola 6-7 novembre 1995

 

 

Pellegrina d’amore in mezzo a noi,

o dolcissima Madre del Conforto,

nelle preci, nei canti, nel silenzio,

sprazzi di Paradiso ci hai donato.

 

Hai visto attorno a Te, commossa, unita

una folla devota e confidente:

l’innocente candore dei fanciulli,

la presenza dei giovani gagliardi,

le famiglie amorose... hai consolato

le recondite pene dei Tuoi figli

e la stanchezza dell’età che avanza.

 

Hai profuso nei cuori la Tua Grazia,

la tenerezza che ci fa fratelli

e il conforto che calma ogni dolore.

 

Pellegrina d’amore in mezzo a noi,

nelle preci, nei canti, nel silenzio,

o dolcissima Madre del Conforto

la strada ci hai indicato che conduce

al Figlio Tuo Gesù, nostra salvezza.

 

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MATTINO SERENO D’AUTUNNO

 

Nella luce di perla stamani

il cipresso è una nave d’argento

pronta a salpare tra le onde.

 

Stille di rugiada come lacrime,

piangono la bella stagione

fuggita con l’ultima tempesta

e l’arcobaleno fulgente.

 

...

 

E’ tutta una pioggia scarlatta

la vite che copre a levante

il muro bianco tra il verde

dell’elegante giardino...

e il sole radioso l’accarezza.

 

....

 

Bagnata dalla pioggia notturna

è un nastro di luce la strada

che nella curva nascosta

si perde...

 

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L’AUTUNNO È UN GOTICO PURO

 

L’autunno è un gotico puro,

cattedrale nordica che inalza

le guglie anelanti verso il cielo.

 

Slancio di cuspidi ardite

le nebbie agitate dal vento

ricercano nell’azzurro

la luce che s’allontana.

 

E tutto ha senso di dolcissima quiete:

lacrime di rugiada sui prati,

bacche grondanti sulla siepe,

crisantemi dolenti,

e notti silenti senza fine.

 

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MADONNA DELLA CROCE

02 giugno 1996

Festa solenne alla Chiesa monumentale restaurata della Madonna della Croce in Valdipierle

 

Chiama i fedeli in un mare di luce

del chiaro giugno la vela canora; 1)

viva è la strada, erta, che conduce

al tempio bello che l’Assunta onora.

 

Il colle esulta, la ginestra indora

le impervie balze sfiorate dal vento:

continua saldo tra la gente ancora

della fede dei padri il testamento.

 

Come un mistico giglio nel suo stelo

la casa del Signore rinnovata

solitaria s’innalza verso il cielo.

 

Nello slancio sublime la crociera,

pura nel suo candore, e la navata

invitano al silenzio, alla preghiera.

 

___________________________

1) Il campanile a vela con l’accordo festoso delle campane.

 

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SAN REMO 1968

6 febbraio 1968

 

Siamo giunti anche quest’anno...

 

Primo, due, tre di febbraio:

che delizia, in ogni casa

il sorriso allegro e gaio

del bel Pippo e di Luisa!

 

Melodie sognanti e arcane;

“buchi”, “siepi” e poi “farfalle”...

e bellezze sovrumane

delle razze nere e gialle.

 

Festival della canzone...

 

afro, nippo, franco, inglese,

sud e nord americana...

pan pei denti di Noschese,

manca solo la Falana.

 

E per giunta c’è Louis

il gran re della trombetta:

per l’appunto “c’est lui”

che compete con l’Orietta.

 

C’è l’angelica fanciulla

che ha raggiunto ormai l’età

e Domenico e l’Ornella,

la Pantera e poi Sachà.

 

Antoine dal baffo arguto,

la Zanicchi ed anche Dino,

Faustin dal bell’acuto,

l’ineffabil Massimino.

 

Ecco, avanza la Sannia

dalla chioma fluttuante;

che dolcezza, mamma mia,

quella musica sognante!

 

C’è il simpatico triestino

che in silenzio gode un mondo:

che bellissimo destino

per l’autor del “Girotondo”!

 

E poi nomi e genti strambe,

strambe fogge e visi strani:

chi ci mostra le sue gambe,

chi si copre anche le mani.

 

E c’è il negro che ripete

con le magiche bacchette

note tristi e note liete

delle amene canzonette.

 

Ma noi poveri mortali

che vediam le belle tinte

non sappiamo quanti mali

son nascosti oltre le quinte.

 

C’è chi è offeso per l’ingrata

votazion della giuria

se la prende contro l’A.T.A.

e furente scappa via.

 

C’è chi grida desolato,

urla, strepita, minaccia;

non vuol esser consolato,

vuol salvare la sua faccia.

 

Reclinata su un divano

una “femme” sembra pazza,

fa dei gesti con la mano

alla madre che starnazza.

 

Che tristezza! Poveretti,

con quei visi incerottati,

dal bel pubblico reietti

sono proprio desolati.

 

Ma fra tanta tramontana

fredda, gelida, tagliente,

“c’è una casa bianca” arcana

calda, limpida, accogliente.

 

La Pantera al suo finale

resta sola al gran “Galà”,

Adriano ha messo l’ale?

Chi sa mai dove sarà?

 

E così tutto si è detto!

E noi poveri mortali,

che tranquilli andiamo a letto,

non sappiamo quanti mali

 

e ferite sanguinanti

son nascoste in fondo al cuore

di quei poveri cantanti

che difendono l’onore

 

...e la tasca, anche coi denti!

 

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NEL MIO GIARDINO

Settembre 1996

 

Nel mio giardino piccolo, romito,

segnano le stagioni il lor passaggio

e il tempo va sicuro, all’infinito,

con le brume d’ottobre e il sol di maggio.

 

Ogni stagione reca la sua festa

con la dolce sorpresa dei suoi fiori;

scorre la litania che non s’arresta

nell’eterna sequenza dei colori.

 

Quando a gennaio si fa presto sera

nell’angolo appartato, dietro il muro,

il calicanto sfida la bufera

col suo profumo delicato, puro.

 

Febbraio le calendule festose

sveglia, le pratoline, il gelsomino... 1)

il bucaneve ai piedi delle rose

innalza tra la neve il suo capino.

 

E marzo, aprile giungono col sole,

recando a piene mani prfumati

doni: giacinti, primule e viole,

giunchiglie e tulipani colorati.

 

A maggio, giugno, luglio... è un’armonia

di delicate tinte il mio giardino:

rose, gerani, ortensie... e sulla via

diffonde la sua grazia il gelsomino. 2)

 

Settembre i rosei ciclamini culla;

araldi dell’autunno pensativo

i crocchi, a cento, sbocciano dal nulla: 3)

raggi di sole luminoso, vivo!

 

Quando col freddo il pettirosso arriva,

curioso tra la siepe e i rami storti,

novembre del suo dono non mi priva:

sbocciano i fiori languidi dei morti.

 

Poi col rovaio 4) che dall’alpe scende

e le mie piante squassa, ingrato e brusco,

dicembre fra le verdi foglie ostende

i globi rossi, lucidi, del rusco. 5)

 

___________________________

1) Il gelsomino invernale dai fiori gialli che sbocciano sui ramoscelli ancora privi di foglie.

2) Il gelsomino estivo dai fiori bianchi, profumati.

3) Dai bulbi del croco, in riposo durrante l’estate e quindi nascosti, spuntano a settembre, numerosissimi, gli splendidi fiori dorati.

4) La tramontana che scende dai monti.

5) I globi rossi del pungitopo (ruscus aculeatus).

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RITORNO A CASA

“L’uomo quando sogna è un Dio, è un mendicante quando riflette.”

Da Hyperion di Friedrich Hölderlin.

 

Nella notte insonne del 12 novembre 1996, dopo l’intervento di angioplastica nell’Ospedale di Careggi, immobilizzato nel mio lettino, piangevo in silenzio. Il mio pensiero ritornava ai tempi lontani dell’infanzia, dell’adolescenza e della giovinezza fiorente, piena di vigore e di speranza. Rividi, in particolare, una fredda notte di gennaio del 1942, luminosa per lo splendido plenilunio, nella quale tornai a casa da Bologna (Casaralta) per una breve licenza militare. Dalla stazione di Terontola percorsi a piedi e da solo il lungo tratto: arrivai a Mercatale verso le tre del mattino. Dal valico mi apparve la Valdipierle addormentata sotto la neve. Ripetei per ore i versi che tra le lacrime mi sgorgavano. Poi, a suo tempo, li riordinai nella lirica che segue.

 

E’ gennaio... nel cuor della nottata

si ferma il vento e il ciel si rasserena:

vedo la Valdipierle addormentata

sotto il chiarore della luna piena.

 

Si distingue ogni poggio ed ogni “ranco”...

le cime verso il cielo freddo, muto;

sembra la groppa di un cavallo bianco,

dietro i monti di Preggio, Mont’Acuto.

 

Grigio sotto la neve il mio paese

dorme con le sue piazze e coi suoi orti;

sembrano i tetti fasce bianche stese

tra i camini sornioni e i muri storti.

 

Han “trescato” la neve intatta, pura,

i miei scarponi, han lasciato dietro

centomila “pedacce” sulla dura

crosta che scricchiolava come il vetro.

 

Pel mio ritorno la famiglia intera

fa festa: le “caluje” salgon belle

su per la cappa del camino nera...

poi via pei tetti, sù... verso le stelle!

 

Ora dinanzi al fuoco che rinfranca,

tra care voci d’esultanza, lento

scorre il racconto della notte bianca.

Poi...

nel mio caldo lettino m’addormento.

 

Senza lasciare tracce sulla neve,

anche stanotte torno a casa mia:

solo, nel mio silenzio, un pianto lieve,

dolcissimo, mi tiene compagnia.

 

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STANCO GUARDAVO DAI VETRI

08 gennaio 1997

 

Nel bianco fulgor della neve

mi apparve livido il cielo,

e, sotto un purissimo manto,

era scomparso il giardino.

Stanco guardavo dai vetri

e un mondo evocato dal sogno

rividi; in un’onda di voci

il cuore si perse lontano.

Gioia e mestizia profonda!

 

(Ché il cuore ha due note distinte:

il riso che illumina il volto,

le lacrime pronte sul ciglio.)

 

...

 

Oggi la luce del sole

col suo richiamo gentile

m’ha fatto varcare la soglia

dopo una lunga clausura. 1)

E’ tiepido il sole e la neve

s’è sciolta in dolce frescura.

Nell’angolo devastato

dal gelo, ad un tratto, stupito,

scorgo un’azzurra pervinca,

sola, tra tanta bruttura.

 

Sola come il mio sogno

che sfida l’inverno e la sera

e ride nell’anima stanca

come una dolce preghiera.

___________________________

1) Scritta durante la convalescenza dopo l’intervento di angioplastica (nevicata di fine anno 1996)

 

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I FANTASMI; LA LUCE; IL SONNO

Febbraio 1997

 

Dopo una notte di fantasmi,

lunghissima, eterna,

l’alba, dolcissima amica,

s’affaccia furtiva alla finestra.

e...

col suo tocco gentile,

riempie i miei occhi di luce.

 

Sento la via che si sveglia

e i canti festosi sui rami

ma il sole non vedo

ché il sonno

chiude le palpebre stanche

e tutto, soave, svanisce

nel nulla!

 

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LE FOGLIE MORTE   1

Ricordi di Mercatale 1930

 

Quando le foglie morte con la brina

di novembre, al mercato, senza vento

cadevano, nessuno la mattina

sentiva il loro debole lamento.

 

Restano i rami nudi contro il cielo

con le ciocche di vischio verde scuro;

spariscono le cime in mezzo al velo

della nebbia compatta come un muro.

 

Allegri quel tappeto scricchiolante

vanno i ragazzi a calpestar la sera

...e intanto s’addormentano le piante

sognando il sole caldo a primavera.

 

Pel ceppo scenderà la neve bella

e un gran presepio sembrerà il mercato!

Sopra il piantone brillerà la stella

come a Betlemme quando Gesù è nato.

 

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LE FOGLIE MORTE   2

Novembre 1997

 

Giorno dopo giorno la pergola

che offrì nell’estate la frescura

lascia cadere le foglie...

e il vento e la pioggia tormentano

i tralci piangenti contro il muro.

 

E’ sera e il crepuscolo appanna

le ultime luci del giorno:

la bella stagione è un rimpianto,

soltanto il silenzio è sovrano.

 

Ma un fresco bocciolo di rosa,

dolce messaggio di vita,

sfida l’autunno impietoso

che avanza con rapido passo

nel muto giardino.

 

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LUX

 

29 giugno 1997 (cinque giorni dopo l’intervento, riuscito, alla cataratta all’occhio sinistro)

 

Ho visto la luce di un tempo

giocare con l’ombre e i colori

tra il verde;

ho scorto sul bordo del muro

i nitidi fiori a me cari

delle begonie nel sole.

 

Io ti ringrazio, Signore, del dono

di questa dolcissima luce.

 

Negli angoli ombrosi, ma vivi,

ho ricercato i miei fiori

ed ho risposto al saluto

del gelsomino fragrante.

 

Io ti ringrazio, Signore, del dono

di questa dolcissima luce.

 

Godo della serena letizia

che invade la casa ed i volti

delle persone che amo.

 

Io ti ringrazio, Signore, del dono

di questa dolcissima luce.

 

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IO CERCO LA PACE...

15 maggio 1998

 

Io cerco la pace che lava

il pianto del cuore ferito.

Cerco il silenzio che vibra

con note di puro cristallo.

Cerco una calda carezza

che sfiori il mio gelido volto

nei freddi mattini d’inverno.

Cerco la candida neve

che veste la siepe dell’orto

e cerco il sole fulgente

che segna riflessi d’argento

sull’onda del mare infinito.

Aspetto la sera di maggio,

le lucciole al chiaro di luna

che danzano come scintille

sul prato cosparso di fiori.

Attendo la notte silente

e il sonno che tutte cancella

le pene cocenti del cuore.

 

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SCONFORTO

Agosto 1998

 

Tra poco compirò gli anni di Cristo,

moltiplicato tre, venti di meno;

se mi guardo allo specchio mi rattristo

e di mestizia e pianto il cuore ho pieno.

 

Se mi pingesse del color ghianda

davanti ad una palma un buon pittore

somiglierei a un fratello del Ruanda

crocifisso dall’odio e dal dolore.

 

Mettetemi un turbante sulla testa

una tunica pura ed altre cose,

sembrerò il Vate 1) nella grande festa

di Shanti Niketan tra le sue rose.

 

Ma per trovar l’immagine più vera

allo specchio dell’anima mi appiglio:

sorvolerò una dolce primavera

leggero come un petalo di giglio.

 

Quando torna l’immagine contorta,

dalle rive brumose dell’oblio...

una voce soave mi conforta:

“Sei pur sempre l’immagine di Dio!”

 

___________________________

1) Il poeta indiano Tagore, ieratico, nella sua scuola-giardino di Shanti Niketan.

 

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TORNA IL SILENZIO

Agosto 1998

 

Torna il silenzio colmo di paura

dai profondi meandri del pensiero:

la fonte inaridisce d’acqua pura

e il buio avanza con il suo mistero.

 

Il sonno va... 1) resta la mente stanca

brancolando nel vuoto che la stringe

alla ricerca della luce bianca 2)

ch’arde tra le piramidi e la sfinge.

 

Il deserto m’avvince e m’incatena

ché a quell’immensità mi sento unito:

posso gridare al vento la mia pena

che si perde senz’eco all’infinito.

 

___________________________

1) Il sonno invocato non giunge.

2) Preferisco al buio l’abbagliante luce del deserto.

 

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SERA DI ESTATE

Agosto 1998

 

I cumuli estivi al tramonto,

solenne barriera di spuma,

coronano ad est le cime

del frastagliato Appenino.

 

Sfumati di tinte si trasformano

in guglie e cimase rampanti

orlate d’ametista e di rubino.

 

...

 

Il cielo s’incupisce lentamente

e dalle fratte s’innalza

il canto dei grilli innamorati.

 

Tra i cumuli lontani

guizzano lampi silenziosi

e sulla valle discende

la pace suadente della sera.

 

Svaniscono il Catria,

il Nerone, Il Pennino

ed oltre le plagle prosperose 1)

immerse nel sonno,

forse, 2)

i pescatori, soli, la tempesta

affronteranno stanotte sul mare 3)

 

___________________________

1) Le terre marchigiane.

2)  Se scoppierà il temporale.

3) Mare Adriatico.

 

 

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IL TEMPIO RISUONAVA D’ARMONIA

 

Dal suo tempio nascosto tra il verde

la dolcissima Vergine Maria

ha vegliato per secoli, materna,

sul popolo devoto di Bacialla.

 

S’alternavano i giorni e le stagioni

con i fiori, le messi, le tempeste;

diffondevano l’eco le campane

del giulivo concerto nelle feste.

 

Accorrevano i figli sul colle

nella gioia, nel dubbio, nel dolore

e la Madre effondeva le sue grazie

di conforto, di fede, di speranza.

 

Il tempio risuonava d’armomia,

di devote preghiere, d’esultanza,

poi, nella sera che scendeva lesta,

riprendeva ciascumo la sua via.

 

Ma dinanzi all’Immagine soave

una lampada, un fiore, una promessa,

un sospiro restava ed il profumo

dell’incenso nel buio fitto e grave.

 

Oggi del sacro decoro d’un tempo

ch’empiva la navata d’armonia

non resta che un tacito rimpianto

velato di struggente nostalgia.

 

 

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PENSIERI DI FINE ANNO, SECOLO e MILLENNIO

31 dicembre 1999

 

Fugit irreparabile tempus...

Virgilio, Georgiche, III 284.

 

Del vecchio calendario ormai non resta

che un foglio gualcito sul muro

con un segno, una nota,

un pro-memoria,

un tratto rosso,

un punto verde o scuro.

 

Così scorrono i secoli segreti

mentre il fiume e il Tempo

senza foce

va silenzioso e tonante

sotto i gelidi ponti della Storia.

 

Febo con il suo cocchio segna l’ora

della luce dorata, e, nella notte

la chiara Luna segna le distanze

fredde ancestrali tra le stelle.

 

Stanotte c’è festa nel mondo

e un magico splendore

percorre la rosa dei venti.

 

Ma il grande tripudio di luci

non tocca il deserto infuocato,

le cupe foreste,

gli squallidi tuguri

dove occhi innocenti di bimbi

rispecchiano il Male del mondo

e insieme l’azzurro del cielo.

 

Il nuovo calendario alla parete

continuerà a fissare con un segno,

una nota sbiadita,

un pro-memoria,

un tratto rosso,

un punto verde o scuro,

l’implacabile passo della Storia.

 

___________________________

I colori:

rosso =  sangue, sciagure, guerre, ingiustizie...

verde =  serenità, speranza, gioia...

scuro =  male, dolore, morte...

 

il deserto = solitudine...

le cupe foreste = emarginazione, prepotenza...

 

 

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A FRANCESCA MONDOVECCHIO

nella festa gioiosa del suo 18° compleanno: 19 agosto 1996.

 

Sera calma d’agosto, fresca e pura!

Una falce di luna scende lenta

sulla valle che dopo la calura,

nella luce d’opale s’addormenta.

 

Sul prato verde, intanto, va sicura

la festa di Francesca in allegria,

a lume di candela fin che dura,

delle Muse 1) gentili in compagnia.

 

Ebe 2) dispensa a tutti il suo bel riso,

offre i suoi doni alla graziosa amica,

soave nella veste e nel sorriso.

 

Dagli spazi infiniti, luminosa,

vigila Sirio, 3) bella, e par che dica:

“Dovunque passerà spunti una rosa!” 4)

 

___________________________

1) Deità amanti del canto, della musica, della danza...

2) Personificazione della giovinezza fiorente, coppiera degli Dei.

3) Sirio, luminosa stella dell’estate.

4) Persio, Satira II (34-62): Quidquid cavalcaverit, hic rosa fiat.

 

 

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ILARIA

29 novembre 1997

 

T’affacci, Ilaria, nel bel dì che avanza

vestita di smeraldo e di rubino

e t’incammini con passo di danza

nella luce soave del mattino.

 

Ti saluta dei fiori la fragranza

negli angoli riposti del giardino

e incedi sorridente, con costanza,

per costruire, bello, il tuo destino.

 

T’è accanto, Ilaria, la presenza ambita

delle persone che ti dan la mano,

con esse va’ sicura, nella vita.

 

immersa nell’azzurro dei tuoi sogni

con l’occhio fisso sempre più lontano

verso le sponde limpide che agogni.

 

 

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AD ANDREA DI MUZIO

25/10/2000

 

Ricordi, Andrea, la gaia baraonda

della classe festosa alla ricerca

delle mammole a marzo lungo il rio,

mentre il sole rideva divertito

tra bianche nubi vaganti nel cielo?

 

Era bella l’attesa del Natale

con i canti, e la stella cometa!

I cristalli di brina alle vetrate,

ali di cherubini trasparenti,

ci riempivano il cuore di candore!

 

Ricordi, Andrea, la dolce Biancaneve

tua compagna di giochi nella piazza

e sicuro modello, ai primi voli,

per fissare le immagini innocenti

e i pensieri di casta tenerezza?

 

Ricordi, Andrea, quel tiepido mattino

col profumo dei tigli alla finestra

ed il coro dei passeri sul tetto

e il garrire delle rondini alla gronda?

 

Poi altri voli prendesti ed altri cieli

s’aprirono al tuo sguardo e sulla via,

verso la meta luminosa e bella,

si fece il tuo passo sicuro.

 

 

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A DON SANTE FELICI

ultimo abate di Farneta

27/10/2002

 

Guidato dal curioso Fanciullino

che tutto vede con stupito amore

le strade della vita ed i sentieri

t’hanno svelato abissi e vette e cieli.

 

Affascinato dalla Luce viva

nell’eccelso Splendore della Grazia

hai cantato al Signore le sue lodi

con chiara voce nel suo Tempio santo.

 

Hai raccolto pervinche e margherite,

lunarie, acanti ed umili violette

per ornare la Mensa del Signore

nell’incontro con Lui nella sua Cena.

 

Hai percorso la “rotta” delle stelle,

a ritroso nel Tempo, alla ricerca

del mastodonte erratico nel borro,

della conchiglia iridescente e pura.

 

In uno scrigno rustico, fedele,

come perle preziose, le cadenze,

la voce dei fratelli senza nome

hai chiuso per i secoli futuri.

 

Poi...

nel silenzio solenne della Sera

è disceso un Arcangelo dal Cielo

e per mano ti ha preso mentre l’eco

dei Salmi s’effondea nella navata.

 

E la cripta s’è accesa di splendore

mentre il passo dei monaci vestiti

di bianchi lini ti veniva incontro,

per condurti Lassù, verso la Luce.

 

 

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A MELISSA

20 novembre 2003

 

Melissa

azzurro fiore di lino

sbocciato nel verde smeraldo

del prato cosparso di fiori.

Melissa

dolcissimo miele

d’acacia e mirtillo

di rose e di pesco

di giallo tarassaco e tiglio.

 

Melissa

un canto gioioso t’invita:

ascolta! Melissa,

quel canto

è la Vita!

 

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